È alta 3 metri e 20 centimetri e ha significato e forme per le quali il suo autore preferisce non dare alcuna indicazione e lasciare a chi la guarda il beneficio dell’interpretazione. La scultura, ideata e realizzata da Salvatore Decandia, fabbro di 67 anni, nativo di Azzanidò e da 56 anni a Olbia, è in acciaio corten.
L’opera d’arte ricorda un’arpa, una vela o anche le lettere D ed S che si fondono insieme. “Mi piace pensare che ognuno la veda a suo modo – dichiara Decandia -. Lascio spazio all’immaginazione dell’osservatore”.
Frutto della fantasia del fabbro olbiese, l’opera è stata realizzata durante il primo lockdown. “Mi sono occupato di tutte le fasi. Prima l’ho disegnata e poi, con l’aiuto di mia moglie che conosce bene la grafica, l’ho sviluppata su fogli di carta componendola come un puzzle. Ho sempre realizzato miniature e questa è la mia scultura più grande”.
Salvatore Decandia, che si definisce “soltanto un artigiano”, alterna al suo lavoro di fabbro la passione per la scultura nel tempo libero, dando sfogo alla sua vena artistica. “Faccio l’uno e l’altro. Svolgo il mio mestiere di fabbro perché mi dà da vivere ma mi piace realizzare le sculture e di quest’ultima sono davvero innamorato e ammetto di esserne anche un po’ geloso”.
Dopo l’ultimo progetto, Decandia ha registrato in Camera di Commercio il suo marchio, con il logo che riprende la scultura. “Il marchio si chiama SalDek e garantirà esclusività anche ai lavori che realizzerò in futuro”.
Il sogno del 67enne olbiese è quello di vedere la scultura, che ora si trova nel capannone in cui lavora, in un luogo pubblico della città. “Non vorrei mai venderla a un privato perchè significherebbe non condividerla. È un po’ come quando qualcuno acquista un quadro: lo chiude nella sua casa e nessuno può vederlo. Vorrei, invece, che le persone la vedessero e mi piacerebbe restasse a Olbia, magari collocata in qualche bella piazza. È un’opera che durerà per sempre. L’ho realizzata in acciaio corten – conclude Salvatore Decandia – perché non si rovinasse nel tempo”.
































