Un migliaio di voti di differenza. Settimo Nizzi vince le elezioni di Olbia e cancella le velleità della Grande Coalizione guidata dal direttore dell’Area Marína Protetta di Tavolara, Augusto Navone. Nizzi ha vinto grazie a una campagna elettorale improntata sulla continuità amministrativa con lo sguardo rivolto al futuro, con grandi opere da completare e altre da realizzare.
I prossimi 5 anni saranno fondamentali per la ripresa economica e sociale di una città che punta a confrontarsi ad armi parti con le città metropolitane della Sardegna.
Nel corso della Non Stop elettorale di Olbianova il sindaco Nizzi è intervenuto per ringraziare gli olbiesi, la squadra dei candidati che “hanno combattuto con grande fierezza” e anche per togliersi un ruvido sassolino dalla scarpa.
“Non intendo perdonare Augusto Navone per le gravi parole che mi ha rivolto durante la campagna elettorale – ha detto in trasmissione -. Essere accusati di tenere la città sotto schiaffo e i cittadini sotto ricatto politico è un infamia che non si può insabbiare come se niente fosse. In tanti anni di campagne elettorali nessuno ha mai raggiunto una tale bassezza di accuse”.
Nizzi ha vinto e, dunque, in politica chi vince ha ragione e non ha sbagliato nulla. Dall’altro lato la Grande Coalizione ha sbagliato tutto rivelandosi piccola, di corte vedute e incapace di far passare un progetto politico autorevole.
Un programma zeppo di contraddizioni e banali errori di valutazione con parti addirittura imbarazzanti come la sezione dedicata alla difesa idrogeologica, a cui vanno aggiunte una campagna tutta “contro” il nemico e l’assenza pretestuosa (oltre che supponente) da alcuni dibattiti, hanno determinato l’implosione di otto liste disunite e incapaci di far apprezzare un candidato sindaco poco presente nella città reale e distante dalle fasce sociali a cui paradossalmente tentava di parlare.
Amarissima la sconfitta per il PD che oltre alla scomparsa del simbolo sarà costretta leccarsi le ferite per non aver scelto un proprio militante alla guida della coalizione incapace, per l’ennesima volta, di far tesoro di un’opposizione durata cinque lunghi anni. L’inferno di non toccare palla per altri cinque è la tremenda realtà che si presenta ai Piccinnu alle Russu, ai Corda.
Per la composizione del Consiglio occorrerà attendere lo spoglio completo ma i 5 stelle, al momento, sembrano destinati all’oblio politico con l’effetto Conte a Olbia che non è servito a raddrizzare l’inesorabile curva del declino. Un movimento che diventa un partito come molti altri e che seppellisce le sue origini dietro un paio di innegabili successi come l’ecobonus e il reddito di cittadinanza, non può avere ancora lunga vita.
Capitolo a parte merita la lista Liberi responsabile del fallimento più clamoroso e forse inaspettato. Partita come carro armato ha tagliato il traguardo come carro a buoi. Del resto quelle spacciate per genialità di marketing si sono rivelate botte tafazziane. A furia di invettive nessuno ha mai vinto le elezioni e la politica dell’odio non funziona mai, soprattutto contro Nizzi. L’attacco dei fan del Centro sinistra del memorabile “frusceti, frusceti” non ha insegnato nulla a Sanciu & Company forse perchè all’epoca stavano tutti dalla stessa parte. Miseria della politica del cambio di casacca.
Al contrario a Nizzi vanno gli applausi per la goleada. Non tanto per il risultato anche se mille voti sono circa 4 volte il distacco inflitto a Careddu nel 2016, quanto per la pazienza dimostrata in campagna elettorale. Come i felini, Nizzi ha saputo attendere senza mai rispondere a tono. Anzi, il sindaco è sembrato nutrirsi dell’odio che ha scatenato. Mai un candidato a sindaco ha dovuto pubblicare il proprio casellario giudiziale per difendersi dalle accuse infondate di procedimenti a suo carico.
Diciamola tutta, le bombe a orologeria come il sondaggio rivelatosi campato in aria di Winpoll, sono scoppiate in mano alla Grande Coalizione prima ancora di essere lanciate al di là del fronte. Dal quel momento, quel mantra autoreferenziale “andiamo a vincere” si è rivelata una iettatura. Uno slogan da sfigati che dicono a se stessi quanto siamo forti. Ma ormai è andata.
Altri cinque anni sotto Nizzi basteranno al PD (altri partiti non ce ne saranno) per risorgere? Saranno capaci di rinnovarsi, riprendere in mano simbolo e partito e creare classe dirigente per combattere il delfino di Centro destra che il sindaco avrà tutto il tempo di allevare? Si vedrà. Di certo occorrerà sbarazzarsi al più presto dell’ex Grande ammucchiata coalizione e provare a contare solo su stessi. Ma c’è tempo e senza toccar palla il tempo sembrerà ancora più lungo.
































