Ce l’ha fatta Giuseppe Meloni, ce l’ha fatta Angelo Cocciu, come prevedevano anche i bambini. I due “bulgari” della circoscrizione Olbia-Tempio marciano virtualmente mano nella mano per le vie del borgo gallurese, consapevoli che in politica (come nella vita) ci sono poche certezze e loro – pur non somigliandosi – sanno di esserlo quando si tratta di rastrellare consensi.
Dietro la coppia, in questa propaggine di Sardegna un po’ bizzarra, vivace e godereccia, il cielo è tutto’altro che limpido. La legge elettorale (sicuramente da cambiare, e pure in fretta) assegnava al territorio gallurese sei seggi che, per una serie di calcoli che è inutile spiegare in questa sede, saranno (forse) cinque.
La vittoria di Alessandra Todde, la prima donna presidente della Regione nella storia dell’autonomia, lascia nella dolce Gallura tante incertezze e molti feriti. Nell’orgoglio e nei voti. Ma partiamo dalle due corazzate: Forza Italia da un lato, il Pd dall’altro.
PD. Il record del candidato sardo più votato va a Giuseppe Meloni (poco meno di 7mila preferenze), presidente del Pd, uomo di pace, consigliere uscente e destinato a ricoprire un ruolo importante (leggi assessorato di peso nella giunta Todde). Meloni parte da un notevole bacino personale che fa capo alla storica alleanza Degortes-Scanu, ma è stato particolarmente abile nel conquistare da solo un consenso personale che non a caso lo ha premiato con una valanga di voti.
Colpisce il successo di Ivana Russu, accreditata di tremila voti. La capogruppo comunale, che ha condotto una campagna originale, dovrebbe essere la prima dei non eletti.
F.I. Tre sono i seggi regionali per il partito fondato da Berlusconi: uno di loro è Angelo Cocciu (poco meno di 4mila voti), la cui campagna elettorale “è cominciata cinque anni fa” (lo ha detto Settimo Nizzi durante la convention di Paolo Truzzu a Olbia). La concorrenza interna era fortissima: la vicesindaca di Olbia Sabrina Serra si è spesa molto e ha tentato fino all’ultimo di soffiargli il posto, ma si è dovuta arrendere. Al pari di Bastianino Monni, che non ha raccolto quanto sperava e per questo è apparso assai contrariato.
Per tutta la campagna elettorale ha prevalso il voto “a balla sola”, come si è notato durante lo spoglio. Alla fine della fiera, a esultare per il brillante risultato di partito, è proprio quel Settimo Nizzi che ha fatto sì che la lista fosse formata da pezzi da 90. Lo stesso Settimo Nizzi che però non è contento del successo della Todde o, meglio, della sconfitta di Paolo Truzzu.
I suoi sostenitori anche oggi segnalavano che, da un recente sondaggio, la sua nomination a governatore (se glielo avessero chiesto) sarebbe risultata vincente anche nei territori non proprio riconducibili a lui.
GLI ASSESSORI. Questo territorio, tradizionalmente un fortino del centrodestra, cinque anni fa era stato premiato con tre assessori regionali, il 25% del totale. Andrea Biancareddu, Giuseppe Fasolino e Quirico Sanna. Il primo e il terzo rimangono a casa, l’ex sindaco di Golfo Aranci è virtualmente eletto, ma manca ancora l’ufficialità.
Colpisce soprattutto l’esclusione di Biancareddu, accreditato di un elettorato personale che fino a oggi non lo aveva mai abbandonato. Questa volta, il suo passaggio dall’Udc alla Lega (uscita con le ossa rotte dalla competizione) non è stato condiviso o compreso dai suoi supporter. Qualche avvisaglia di un dissenso diffuso nell’elettorato dell’ex sindaco di Tempio era stata registrata in campagna elettorale, tant’è che alcuni candidati “concorrenti” del centrodestra (leggi Cocciu, ad esempio) si erano presentati nella sua città per catturare i voti di chi non aveva condiviso il percorso di Biancareddu, la cui mancata elezione priva Tempio di una rappresentanza in consiglio regionale.
Di Fasolino, si è detto. Anche lui è saltato dal carro di Forza Italia a quello dei Riformatori, ma i tremila voti raccolti sono oggettivamente tanti, anche se al momento l’elezione non è ancora data per ufficiale. Da assessore al Bilancio, ha distribuito risorse a molti comuni, ma pare che non tutti i beneficiati (Badesi, si dice) gli siano stati riconoscenti.
ESCLUSI ECCELLENTI. Spicca l’esclusione di Giovanni Satta, nonostante le performance di Buddusò e Alà (quasi il 90% dei consensi). Gli ha soffiato il posto Franco Mula, già capogruppo del Psd’az prima del passaggio ad Alleanza Sardegna.
I NUOVI. Approda in consiglio regionale, con la maglietta di Fratelli d’Italia, Cristina Usai (2201 voti), che batte il sindaco di Berchidda Andrea Nieddu di 134 voti; l’olbiese Gigi Carbini (segretario provinciale del partito) era dato per favorito ma si è fermato a 1819 voti.
5STELLE. Mette un seggio, e tutto fa pensare che l’eletto sia l’uscente Roberto Li Gioi, il quale avrebbe battuto sul filo di lana (pare per 50 voti, dopo il conteggio dei seggi di Luras, finito 34 a 1) il primario di radiologia dell’ospedale di Olbia Vincenzo Bifulco. I due si sono marcati stretti per tutta la campagna elettorale, e la differenza di consensi tra i due la dice lunga sull’incertezza dell’esito finale.
SORU E LEGA. Male, malissimo. La lista dell’ex presidente della Regione ha ottenuto il consenso minimo in Sardegna. Il partito di Matteo Salvini, che presentava il deputato Dario Giagoni e l’assessore di Olbia Vanni Sanna, ha fatto flop anche in Gallura. Avvidecci sani.
































