Si sono riuniti questa mattina presso il liceo Antonio Gramsci, davanti ai giornalisti, i dirigenti scolastici degli istituti superiori olbiesi insieme ai rappresentanti dei genitori. L’incontro è stato organizzato per porre l’accento sulla problematica condizione dell’edilizia scolastica a Olbia. La situazione di insufficienza di spazi in città, infatti, va avanti da oltre trent’anni e rischia, dal prossimo settembre, di diventare ancora più complicata, in vista dell’incremento di iscrizioni.
In media, l’aumento previsto dovrebbe riguardare circa 500 studenti olbiesi che entreranno nelle scuole superiori ma le nuove iscrizioni arriveranno dall’intera bassa Gallura, da Palau sino a Budoni, Monti, Berchidda, Oschiri e Buddusò. Per un totale, dunque, di circa mille nuovi alunni, 150 per ogni scuola. Una situazione, dunque, che non può più essere ignorata e per la quale i dirigenti scolastici hanno voluto lanciare un appello alla Regione.
“Siamo preoccupati per la disponibilità di spazi per i nostri ragazzi – ha dichiarato la dirigente del liceo classico e linguistico Antonio Gramsci, Elisa Mantovani -. Lo siamo soprattutto in vista delle nuove iscrizioni al primo anno di superiori del prossimo 4 gennaio. L’assessora all’Istruzione Sabrina Serra ci ha comunicato che ci sarà un aumento della popolazione scolastica e questo non ci fa stare tranquilli. Abbiamo frammezzato le aule e se l’anno prossimo dovessero davvero aumentare gli alunni, non saprei dove metterli. Nonostante la Provincia abbia trovato quattro aule qui vicino, in via Campidano, questo non basterà”.
Durante la conferenza stampa è stato evidenziato come sia il liceo classico che lo scientifico Mossa si trovino in zona Hi4, ovvero alluvionale. Questo impedisce di sopraelevare gli edifici scolastici.
“La norma sulle circolari – ha detto il preside del liceo Mossa, Luigi Antolini – impone di chiudere le iscrizioni nel momento in cui non si ha disponibilità di spazio. Se facessimo così dove potremmo mandare i ragazzi? Non diamo responsabilità politiche perché non serve a niente – ha aggiunto Antolini – ma spero che si apra al più presto un tavolo di lavoro operativo concreto in modo da riflettere sul tipo di scuola che vogliamo e su come la vogliamo. Poi lavoreremo sul dove”.
La dirigente dell’Istituto Attilio Deffenu, Salvatrice Enrica Scuderi, ha messo in luce come la sua scuola sia “forse l’unico esempio in cui si può sopraelevare con la possibilità di aggiungere locali. Ci sono i soldi per farlo ma devono essere messi in esecutivo attraverso i progetti di cui, ancora, purtroppo non ho notizia. Temo si vada avanti con prestiti che non portano a nulla. Come abbiamo appreso in questi giorni, secondo l’Istat la città di Olbia è in crescita e questo coincide con un incremento di alunni. Fino ad ora abbiamo solo tamponato il problema. Per i progetti – ha sottolineato la Scuderi – siamo disponibili noi stessi a farli ma qualcuno deve prendere in mano la situazione”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Gianluca Corda, dirigente dell’Istituto Amsicora, Ipia ed Agraria. “Per il problema della carenze di aule non ci sono colori politici. Si tratta della noncuranza che per oltre trent’anni ha portato la città a non riflettere sull’esigenza di pensare a nuove scuole. Il problema non è dove sono le sedi staccate ma proprio le sedi staccate in quanto tali, perché comportano difficoltà di gestione del personale insieme al fatto di non poter coinvolgere adeguatamente gli alunni e, inoltre, riducono l’offerta formativa.
Si pensi che all’Amsicora abbiamo officina meccanica in un’aula e dunque rinunciamo a progetti e collaborazioni. Quest’anno abbiamo dovuto tramezzare le aule più grandi dell’IPIA. Il prossimo dovremo mandare via gli studenti del Deffenu a cui abbiamo lasciato alcune delle nostre aule perché serviranno ai nuovi studenti dell’IPIA”. Corda ha sottolineato come molti dei finanziamenti dello Stato non siano stati utilizzati. “Sarebbe un delitto – ha detto -, continuare a restituire risorse”.
Stabile la situazione all’Istituto Panedda, almeno per ora. “Vedremo, però, l’anno prossimo – ha dichiarato la preside Giuseppina Anna Rita Pino -. Si tratta di un problema sia a breve che a lungo termine e sarà necessario provvedere alla costruzione di altri stabili. Da noi le classi non sono particolarmente numerose e le aule sono abbastanza capienti ma se il numero degli studenti dovesse aumentare ci sarebbero problemi anche per noi, in quanto le uniche aule attualmente libere possono contenere solo 10 studenti”.
Presente all’incontro anche Francesco Scanu, dirigente del liceo artistico e musicale De Andrè. “Per il liceo artistico abbiamo già utilizzato tutti gli spazi disponibili, compresi i laboratori adibiti ad aule didattiche a discapito dell’offerta formativa dei ragazzi. Speriamo, infatti, che l’edificio venga sopraelevato il prima possibile.
Per quanto riguarda il corso musicale, invece, abbiamo il plesso di Cala Saccaia con lezioni antimeridiane, e il Delta Center, come lo Scientifico. Gli studenti sono costretti a spostarsi da una parte all’altra durante la giornata”.
I dirigenti scolastici hanno esortato la Regione a provvedere al più presto alla risoluzione del problema che, come hanno evidenziato all’unanimità, “non può più essere rimandato”.
































