Olbia-Latte Dolce 1-6 – Si è appena concluso il derby con un risultato eclatante che riporta l’Olbia di fronte a una dura realtà. La formazione bianca, provata dallo stress accumulato negli ultimi mesi, paga un prezzo pesante non solo sul piano tecnico ma anche su quello psicologico. La società, nonostante l’impegno e il sostegno operativo dei ragazzi del Comitato di supporto, resta formalmente in capo alla Swiss Pro, della quale ormai si sono perse le tracce.
Un plauso va comunque riconosciuto al Comitato, che con grande sacrificio è riuscito a garantire l’iscrizione della squadra al campionato. Tuttavia, senza un rinnovato interesse da parte delle istituzioni e degli imprenditori locali, diventa difficile immaginare un futuro stabile e all’altezza della storia del club.
L’Olbia Calcio è giunta ormai a un punto di svolta: serve un cambio alla guida della società o l’ingresso di nuove risorse economiche per garantire continuità in un campionato dove la squadra di Favarin sta affrontando una corsa ad ostacoli ma con grande dignità. In primis i calciatori e tutto lo staff a cui dobbiamo riconoscere una forte dose di professionalità, per proseguire poi con gli impiegati amministrativi, magazzinieri e maestranze varie animate da un profondo amore verso la maglia bianca.
Nonostante la pesante sconfitta, i giocatori hanno ricevuto l’incoraggiamento degli 816 spettatori presenti, molti dei quali assiepati in curva, sempre generosi di cori e sostegno.
Toccante la scena finale: dopo il pesante 6-1 interno (seconda sconfitta più ampia dopo il celebre 10-0 contro il Foggia), i biancolbiesi si sono diretti sotto la tribuna a testa bassa, accolti dagli applausi e dagli incoraggiamenti dei tifosi. Un gesto che testimonia quanto la piazza sia vicina alla squadra anche nei momenti più difficili.
In sala stampa, al termine dell’incontro, si è presentato il direttore dell’area tecnica del Latte Dolce, Fantoni, che con grande signorilità ha espresso soddisfazione per la vittoria, riconoscendo però all’Olbia importanti qualità tecniche e agonistiche.
Direttore una bella vittoria in un derby, un commento sulla partita. “Sembra strano ma non è facile analizzare questa partita. Grande prestazione per la nostra squadra contro una squadra che nei primi venti minuti ha fatto la sua partita. Noi abbiamo una squadra giovanissima e oggi abbiamo fatto un bel gioco divertendoci. Faccio i complimenti a tutto lo staff della mia squadra. Per l’Olbia dico che veniva da un bel periodo ma a volte il calcio è anche questo”.
Dove vuole arrivare il Latte Dolce? “Adesso abbiamo 13 punti, la quota salvezza è a 42 punti diciamo che ne mancano 39. Il nostro obiettivo primario è la salvezza, salvo meglio”.
Poi è la volta di mister Favarin.
Mister una sconfitta inaspettata? “Si inaspettata è proprio così. Anche se a fine del primo tempo- non ostante il 2 a1 per gli avversari – eravamo sempre in partita. Abbiamo preso tre gol dalla nostra sinistra per il solito motivo però ero convinto che ce la potevamo giocare nel secondo tempo e invece c’è stato proprio un tracollo psico fisico e dopo il 3 a 1 era davvero difficile”.
Un risultato tennistico e nonostante tutto il pubblico ha tributato ai ragazzi un grande applauso di incoraggiamento. “Io posso dire che i ragazzi hanno dato proprio tutto quello che potevano dare. Noi in questo momento abbiamo difficoltà a trovare altre soluzioni di gioco, ma questo lo sappiamo da inizio campionato. Ora bisogna rialzare la testa e guardare avanti cercando di allenarci bene in vista della prossima trasferta”.
Quanto possono aver dato fastidio i rumors sulla società? “Probabilmente qualcuno ci avrà fatto caso ma non possiamo pensare che abbiamo perso per via delle voci che giravano, anche perché nel primo tempo abbiamo tenuto bene il campo. Poi nel secondo tempo abbiamo preso subito il gol e le cose si sono complicate”.
Una difesa un po’ ballerina? “Eh si quando si prendono 6 gol non si può dire diversamente. Sul 3 a 1 ci siamo sbilanciati e e loro ci hanno infilato. Abbiamo prese tre gol sulla nostra sinistra dove abbiamo più calciatori offensivi e in quella zona di campo abbiamo perso gli equilibri”.
In un momento così delicato, l’Olbia dimostra ancora una volta che il calcio non è solo una questione di risultati, ma di appartenenza, di orgoglio e di cuore.
Le difficoltà societarie e le sconfitte pesano, ma non cancellano la passione di chi, ogni domenica, continua a credere in questi colori. Tra le lacrime e gli applausi, l’immagine dei giocatori sotto la curva resta la più autentica fotografia di una squadra che, pur ferita, non smette di lottare. Perché l’Olbia non è solo una squadra di calcio: è una comunità che resiste, un simbolo che merita rispetto e un futuro all’altezza della sua storia.
































