★VIDEO★ Chapeau. Questa volta il cappello bisogna toglierselo per celebrare l’impresa dell’Olbia, protagonista, nel derby numero 108, della “remuntada” (sulla quale non tutti i tremila spettatori festanti avrebbero scommesso) contro i non amati (ma il sentimento è reciproco) “cugini” (!) della Torres.
Festa grande, quella di ieri sera, con un pubblico che non si vedeva da anni: forse l’ultimo pienone del “Nespoli” risale al derby casalingo del 2018 contro l’Arzachena. Nulla a che vedere con il torneo 1993-94, quando sulla panchina dei galluresi era seduto quel Franco Colomba, che proprio da Olbia prese il volo per atterrare in serie A (Cagliari compreso).
Reduce da cinque vittorie di fila proprio nella prima parte del girone d’andata, i bianchi affrontarono la Torres di fronte a qualcosa meno di cinquemila spettatori, per la gioia dell’allora cassiere dell’Olbia, guidata dal patron Mauro Putzu, e sostenuta da Bruno Selleri, Libero Balata, Francesco Sotgiu. Memorabile, lo striscione esposto nella Curva Mare: “Noi – era scritto a caratteri cubitali – vi guardiamo dall’alto”.
Una vittoria, quella, che era servita a “vendicare” qualche dispiacere patito dai galluresi, a beneficio della squadra sassarese, la rivale di sempre, che nella storia del club ha schierato campioni come Zola, Ennas, Morosi o per andare più indietro negli anni Palmisano, Trudu, Walter Tolu, Tamponi. Dell’Olbia si ricordano i duelli epici di una superdifesa formata da Truddaiu, Leoncini, Mariani, Gallu (che poi è sassarese), oltre al mitico Frattin.
Ieri, di cartelli spiritosi, non se ne sono visti: le due tifoserie hanno preferito dare sfogo alla loro fantasia, farcita di sfottò di un certo peso e talvolta di gradita originalità. Tipo il riferimento dei ritrovati ultras olbiesi (in netta maggioranza) ai Candelieri e all’invito esplicito (e un po’ hard) a utilizzarli non tanto per la “Faradda”, quanto per qualche prestazione erotico-sessuale.
Non male la risposta dei sassaresi quando, rivolgendosi alla tribuna opposta, hanno urlato, con cadenza musicale: “Siete tutti figli di Giulini”, giusto per ribadire l’odio eterno nei confronti della squadra rossoblù del Capo di Sotto.
Ma la coreografia più movimentata ha riguardato il famoso “chi non salta, sassarese è” (inneggiata anche dai sassaresi), ribadito più volte giusto per sottolineare la massiccia presenza dei sostenitori della formazione di casa. Hanno saltato tutti: supertifosi, avvocati senza doppiopetto, politici (Rino Piccinnu indossava persino una sciarpa bianca), dirigenti scolastici (Gianluca Corda era entusiasta anche per la vittoria della Juve in Coppa), berchiddesi, oschiresi, buddusuini, tutti di parte olbiese.
I (pochi) tempiesi, invece, più volte nominati dalla tifoseria sassarese, parteggiavano per la Torres. Simpatica una scenetta, in tribuna laterale: un sassarese “in ciabi” di nome Gavino, residente a Olbia da una vita, non ne ha voluto sapere di saltare. E gli amici, gli hanno chiesto il perché: “Non posso – ha mentito con eleganza-: mi fa male il ginocchio”. Risate.
Chicca finale: i preti. Ce n’erano due: padre Isidoro, della chiesa dei Cappuccini (calzoncini rossoblu sotto il saio), seduto insieme con i tifosi della Torres e piuttosto felice al momento del gol di Scappini; e don Gianni Sini, parroco della Salette, supertifoso olbiese, e quotatissimo esorcista.
Si è impegnato anche lui, per… compensare le preghiere del collega e dunque la vittoria è anche un po’ merito suo. Ma sapete perché? Don Isidoro – non lo sanno in molti, e la sua scelta di sostenere la Torres è rispettabilissima per il delicato e prezioso lavoro che svolge a Sassari da anni – fa Demichele di cognome. Suo padre, il compianto Saverio, ha fatto il sindaco di Olbia per tanti anni. Eppoi, dicono che la politica, col calcio, non c’entra nulla.
Di seguito un video girato all’esterno del Nespoli prima dell’incontro:
































