Olbia 21 novembre 2025 – Il segretario generale della Cisl Gallura, Bruno Brandano, interviene sul nuovo assetto del sistema trasfusionale e richiama le ricadute delle scelte compiute negli anni scorsi nel territorio. Al centro della riflessione c’è la chiusura del centro trasfusionale di Tempio Pausania, indicata come una decisione che ha inciso in modo diretto sulla capacità della Gallura di mantenere un presidio stabile.
«Prendiamo atto delle precisazioni dell’assessore regionale alla Sanità Armando Bartolazzi ma non possiamo ignorare ciò che è accaduto in passato in Gallura». Nel documento viene sottolineato che «la chiusura del centro trasfusionale di Tempio Pausania – documentata e avvenuta negli anni recenti – ha prodotto effetti immediati e misurabili: calo delle donazioni, riduzione del bacino d’utenza, minore presidio territoriale e maggiore difficoltà nell’assicurare continuità ai servizi locali».
La Delibera 46/26 sposta negli Hub di Cagliari e Sassari la lavorazione e la qualificazione del sangue escludendo Olbia. Una scelta che suscita forte contrarietà. «Quando si parla di riorganizzazioni quindi non possiamo far finta che quelle decisioni non abbiano lasciato un segno».
Il sindacato chiede un confronto aperto e un’analisi più aderente alla realtà locale. «Di fronte a questo scenario chiediamo chiarezza, confronto e prudenza». La Gallura, osserva Brandano, presenta elementi che non possono essere trascurati: «distanze interne grandi, collegamenti complessi, un fabbisogno trasfusionale elevato e picchi estivi che raddoppiano la popolazione».
La Cisl si oppone alla logica dell’accentramento. «In un territorio così fragile la risposta non può essere continuare ad accorpare. Occorre invece decentralizzare, portare più servizi vicino alle comunità e rafforzare i presidi nelle aree che hanno più bisogno di prossimità».
L’appello finale è rivolto alla Regione. «Chiediamo alla Regione di ascoltare il territorio, di non ripetere errori già visti e di garantire un modello organizzativo che coniughi qualità, sicurezza e vicinanza. Una sanità moderna non si costruisce allontanando i servizi ma rendendoli accessibili a chi vive nelle periferie. Su questo la nostra posizione è chiara e ferma», conclude il segretario.
































