OLBIA. L’Olbia, reduce da un periodo difficile, ospita la Virtus Entella in una sfida che assume un’importanza cruciale per entrambe le squadre. I bianchi sono chiamati ad una prova d’orgoglio per mantenere accesa la fiammella della salvezza, mentre i liguri, in zona play-off, vogliono consolidare e rafforzare la loro posizione in classifica. La recente sconfitta di Ancona ha generato brutti presagi e lo spettro dei play out si fa sempre più concreto. La squadra, rispetto alle precedenti gare con Arezzo e Carrarese, ha fatto dei passi indietro e l’allenatore stesso ha ammesso che la situazione non è semplice. Tuttavia, il calcio è uno sport pieno di sorprese e l’Olbia ha ancora la possibilità di scrivere un finale diverso a questa stagione. Per farlo, servirà una partita di carattere, da giocare con orgoglio e determinazione. La sfida contro la Virtus Entella è un’occasione per l’Olbia per dimostrare di essere viva e poter ancora dire la sua, una vittoria darebbe nuova speranza ai tifosi e riaccenderebbe le polveri di una squadra che ha bisogno di ritrovare il suo gioco e la sua grinta.
Per risollevare le sorti di una squadra in crisi di gioco e risultati, la dirigenza dell’Olbia ha puntato su Marco Gaburro, un allenatore esperto che ha fatto della sua filosofia motivazionale un punto di forza. La speranza è che riesca a trasmettere al gruppo la grinta necessaria per raggiungere la salvezza, obiettivo che un anno fa era stato conquistato con due giornate d’anticipo. Abbiamo incontrato l’allenatore nel consueto appuntamento pre gara.
Mister, la squadra durante la settimana sembra sul pezzo, poi arriva la partita e l’ardore si spegne. Come mai?
“Durante la settimana ci alleniamo e giochiamo tra di noi, poi è durante partita che si vede il confronto. Di sicuro nella partita di Ancona abbiamo fatto due o tre passi indietro rispetto a quelle precedenti. Dopo Carrara avevo notato una crescita nella prestazione che non era ancora all’altezza rispetto a ciò che vorrei fare ma era certamente un punto di partenza. Ad Ancona questo presupposto è venuto meno. In campo abbiamo vinto meno del quaranta per cento dei duelli e a quel punto la gara diventa difficile.
I fatti dicono che l’Olbia non può fare prestazioni come quella di Ancona, non può permettersi di dare la sensazione di pseudo resa o di poca garra. Dobbiamo avere una base di prestazione, un’identità di squadra, un atteggiamento, un modo di fare calcio per arrivare alla partita. In questo momento non conta se giochiamo con un modulo o con un altro, adesso conta l’atteggiamento con cui stiamo in campo. Domani dobbiamo subito far capire che abbiamo l’approccio giusto”.
La squadra ha percepito bene la gravità del momento?
“O forse lo ha percepito troppo. Ci sono giocatori che hanno troppo addosso l’attuale situazione e altri che, troppo giovani, la vivono diversamente. Di sicuro la differenza la fanno i calciatori, in campo e tra di loro. Io penso che i più grandi problemi delle squadre siano legati soprattutto alle dinamiche collaborative interne. Da lì si parte”.
Il gruppo è compatto?
“Sì, il gruppo è compatto ma ci sono diversi livelli di compattezza. È come vivere in coppia, si può decidere di non dirsi mai niente e andare ugualmente d’accordo, anche così si è uniti ma è tutta una finzione. Bisogna andare oltre. Io ho avuto modo di vincere dei campionati dove all’interno dello spogliatoio succedeva di tutto, così come ho visto squadre retrocedere e i calciatori andavano a cena insieme. Quando ci sono problemi bisogna affrontarli tutti insieme. Non sempre può succedere in armonia ma l’importante è affrontarli”.
Quest’anno la cosa che salta all’occhio è l’incapacità di reagire della squadra. Lei che ha affrontato l’Olbia l’anno scorso quali differenze ha notato?
“Io ho detto ai ragazzi di non pensare troppo all’anno scorso, perché se fosse così semplice non si andrebbe mai in difficoltà ma si sa che questo succede anche nelle squadre che hanno giocatori di categoria. La squadra dell’anno scorso ha visto dei nuovi ingressi, e non parlo solo degli ultimi, quindi è un altro gruppo che deve trovare le sue dinamiche. Poi è impossibile ribaltare tutte le partite altrimenti si rischierebbe di vincere il campionato. Dobbiamo concentrarci sull’atteggiamento da tenere quando si va sotto: serve coraggio, sia da parte di chi gioca che di chi subentra, per cambiare l’inerzia della partita”.
Poco tempo per preparare una gara così importante.
“Ci sono due diversi modi di pensare. C’è chi dice che è meglio avere più tempo per preparare una partita, chi invece pensa sia meglio rigiocare subito. Ciò che serve è, ancora una volta, cambiare l’atteggiamento e il modo di stare in campo. L’atteggiamento secondo me si modifica spiegando meglio le cose che sembravano già metabolizzate dal gruppo”.
L’appuntamento è per mercoledì 14 febbraio, ore 18:30, allo stadio Bruno Nespoli. Ancora una volta sarà importante l’apporto del pubblico appassionato per fare sentire alla squadra la vicinanza che in questi momenti diventa di vitale importanza.
































