Per comprendere il perché è stata annullata la gara di giugno del mondiale di Aquabike, con il conseguente slittamento a Settembre, occorre partire dal presupposto che si tratta della conseguenza di un precedente che si è creato a Otranto in una gara di aquabike venerdì scorso.
A questo proposito ci spiega cosa è successo l’ex pilota di Aquabike, l’olbiese Diego Sanciu: “Il comandante della Capitaneria locale, per la prima volta in 30 anni di competizioni, ha richiesto la patente nautica ai piloti. Eppure, verrebbe da pensare, i circuiti chiusi di aquabike sono provvisori e durano solo il tempo della manifestazione con orari e giorni precisi di inizio e fine della attività agonistica. Come si sa, nello spazio ben definito è vietata la navigazione e la balneazione. Insomma non c’è nessun pericolo per i normali fruitori del mare”
Il problema, però, come sostiene Sanciu, sia nel caso di Otranto che a Olbia “il varo delle moto avviene fuori dallo specchio acqueo dove si svolge la gara. In buona sostanza per entrare in campo gara dove è prevista la sola tessera agonistica, il pilota e costretto a passare in un corridoio d’acqua rispettando le regole della navigazione. Cioè, nel caso di Olbia, il corridoio che si trova tra museo e circolo nautico”
A questo punto è chiaro che “fino a ieri la Capitaneria ha sempre benevolmente chiuso un occhio o non ha mai voluto applicare rigidamente il regolamento. È anche vero che ci sono gare come quella di Golfo Aranci in cui il varo delle moto era dentro lo specchio acqueo interdetto alla navigazione ma nel caso di Otranto e Olbia il varo avviene al di fuori del percorso”.
A Otranto, dunque, si è creato un precedente che detta le regole in tutto il Paese e per questo motivo la società organizzatrice, che a oggi, solo per la gara del porto pugliese ha già avuto centinaia di richieste di rimborsi per sospensione, si prende il sicuro e tiene in stand by Olbia facendo slittare l’evento a settembre.
“Occorre anche precisare che a Otranto la competizione non è stata annullata dalla Capitaneria di porto bensì dagli organizzatori. L’autorità del porto aveva già rilasciato le autorizzazioni e la gara sarebbe stata valida purché i piloti avessero esibito assicurazione e patente, e dal momento che erano davvero in pochi (basti pensare che i bolidi della classe regina non hanno nemmeno numero di telaio dello scafo perché sono prototipi in carbonio) hanno preferito sospendere l’evento per evitare che fossero in 4 o 5 (su 150!) a scendere in acqua.
Quanto avvenuto a Otranto – conclude Diego Sanciu – è assolutamente normale. Esattamente come succede nel rally: durante la prova la strada di campagna viene interdetta alla circolazione e vige il regolamento sportivo ma durante i trasferimenti le auto devono rispettare le norme del codice della strada”.
































