Per i 1322 dipendenti di Air Italy la fine dell’anno coincide con quella della cassa integrazione. Questa mattina, venerdì 31 dicembre, di fronte al municipio di Olbia si è svolto un sit-in per richiamare l’attenzione pubblica sulla vertenza della compagnia aerea sarda. La manifestazione, che ha visto la partecipazione di oltre 200 dipendenti, è stata organizzata dalle sigle sindacali Anpav, Usb, AP e Cobas.
“Siamo qui oggi perché la politica si è totalmente scordata di noi – ha dichiarato Marco Bardini, responsabile di Anpav Sardegna -. Nessun ministro ha pronunciato le parole Air italy. Pensavamo di avere diritto ad almeno un piccolo sostegno da parte della politica che invece è venuto totalmente a mancare. Giorgetti, Orlando, Giovannini e Draghi avrebbero dovuto prendere in mano questa partita.
E poi, oltre il danno la beffa della continuità territoriale: mentre i lavoratori di Air Italy, 600 in Sardegna e 750 in Lombardia, venivano messi in cassa integrazione, le istituzioni regionali e nazionali assegnavano la continuità territoriale a una compagnia straniera con lavoratori stranieri. Questo per noi è un non senso assoluto, dato che quella compagnia non aveva neanche le condizioni ed i requisiti per poter operare un servizio così delicato come quello del trasporto aereo”.
Il presidio di oggi arriva a seguito dell’ultimo tavolo di confronto di Roma con Mise, Mims, Regioni Sardegna e Lombardia, disertato dai liquidatori. “La proprietà non si è presentata perché in questa situazione ci vuole faccia e non l’ha voluta mettere – dice Bardini-. Hanno deliberatamente mandato a schiantarsi un’azienda che per la Sardegna era un fiore all’occhiello oltre che un’ infrastruttura importante per un’isola che vive di trasporto aereo”.
Difficile, secondo il responsabile Anpav Sardegna, puntare ad un ricollocamento nell’Isola. “Si tratta di lavoratori di altissima professionalità di un settore strategico per il Paese. Circa la metà dei dipendenti è irricollocabile perché insiste sul territorio sardo e la Sardegna è uno dei posti con più alto tasso di disoccupazione”.
“Oggi finisce una battaglia ma continuiamo a combattere la guerra – ha detto Alessandro Brandanu, rappresentante sindacale di USB -. Ci ha stupito, per una questione di garbo istituzionale, l’assenza dei liquidatori all’ultima riunione. Sono state accampate scuse puerili, come quella di non avere il mandato a partecipare. Fa sorridere ma è emblematico di una gestione dozzinale di questa azienda che, per quanto riguarda i sindacati, è iniziata molto prima del rebranding Air italy e che aveva una impostazione sbagliata dall’inizio con esito, per alcuni, facilmente prevedibile. Ora ci troviamo con un pugno di mosche in mano e la palla spetta alla politica che però si è mossa tardi.
E’ stata data attenzione a vertenze numericamente inferiori – ha aggiunto Brandanu -. Non pensiamo di essere i migliori ma questa è una situazione che riguarda 1322 famiglie. Non vogliamo essere catastrofisti e oggi non veniamo certo a celebrare un funerale ma è tempo di guardarci in faccia e ristabilire un contatto umano perso con la pandemia”.
Il delegato sindacale di USB ha sottolineato l’importanza di una clausola sociale nel trasporto aereo. “Si tratta di uno strumento che in questo settore non si applica ma che darebbe la possibilità a chi vi opera di assumere persone italiane che già ci lavoravano”.
Secondo Paolo Totaro e Pierpaolo Macchia di AP la fine della liquidazione sancisce “la fine dell’unità compatta dei dipendenti. Da dopodomani, infatti, saremo dei cani sciolti, singoli lavoratori disoccupati. È evidente che andremo avanti, non si torna indietro e non c’è modo di fermarsi. Ci sono ancora dei tavoli aperti, quello con il Governo e con la Regione Sardegna e Lombardia che si stanno interessando alla nostra situazione. Adesso siamo in attesa degli sviluppi e staremo a vedere la reazione dei liquidatori”.
































