Di Pino c’è tanto da dire. Soprattutto quando la mente ti riporta molti momenti condivisi come feste private e viaggi insieme.
La prima cosa che mi viene in mente è il primo viaggio in Australia: arrivo a Fiumicino in gruppo, check-in allo sportello, passano 3 di noi, improvvisamente chiudono gli ingressi per sciopero. Panico!
Paura di perdere la coincidenza con l’altro volo e non arrivare a destinazione. A un certo punto Pino ha un colpo di genio: comincia a cantare “o Sole mio” davanti a tutta la gente in fila, un gruppo di suore filippine e tanti giapponesi. Tutti ascoltano estasiati, grandi applausi poi, per magia, gli sportelli si riaprono e finalmente si parte.

Pino era un buongustaio ma amava la cucina semplice e genuina. Amante i rigatoni all’amatriciana e se lo volevi vedere felice dovevi cucinarglieli per bene perciò Vito, chef olbiese che vive in Australia, glieli aveva preparati esattamente come li voleva lui e li aveva graditi con grande soddisfazione. Persino al Cala di Volpe dopo una serata musicale, invece di chiedere aragoste, aveva preferito farsi portate un bel piatto di rigatoni all’amatriciana.
Era amato dal circolo dei sardi che lo hanno festeggiato e apprezzato tantissimo. La sua “Ajò Ajò” ha girato il mondo, Spagna, Austria, Germania, Australia ecc.
Era un grande animatore delle feste cantava e incantava chiunque lo ascoltasse. La musica lo ha sempre accompagnato e ha portato la Sardegna, e la nostra città, ovunque nel mondo.

Cantava con le braccia aperte a simboleggiare un grande abbraccio, specie quando doveva estendere la sua bella voce, perché dava e riceveva gioia e buon umore e lui ci metteva tante cose dentro: la sua famiglia, i suoi tanti amici e soprattuto quell’Olbia popolare in cui tutti si conoscevano e che da tempo non esiste più ma che ha fissato per sempre nelle sue canzoni.
Maria Simona Mutzu
































