OLBIA. Dopo il successo del primo incontro della settima edizione di Call2Action dedicato al tema “Overview Turismo Europa”, i sessanta operatori del turismo si confronteranno ancora per riflettere e mettere a punto strategie di marketing vincenti per la Sardegna del domani.
In occasione del primo evento abbiamo intervistato il destination manager Josep Ejarque (> qui l’intervista) e ora incontriamo Antonio Usai, docente di innovation management e strategic marketing all’Università degli Studi di Sassari.
Quali sono stati i temi affrontati durante la prima masterclasss e qual è la finalità di questi incontri?
“Call to action è un progetto nato ormai sette anni fa per indirizzare e supportare il sistema turistico della Sardegna verso l’innovazione e la creazione di nuovi prodotti per cogliere nuove opportunità. Incontri, condivisioni e informazioni sono serviti ad aggiornare gli operatori del settore e renderli più consapevoli dei processi di crescita del territorio.
Per questa edizione siamo partiti da un principio: se è vero che gli operatori sono i protagonisti del mercato è vero che lo sono anche nelle fasi di condivisione. Dalla modalità convegnististica siamo dunque passati a una modalità attiva, la masterclass, attraverso la quale condividiamo alcuni elementi di base su cui sviluppiamo riflessioni comuni con due obiettivi: individuare le criticità del sistema e sviluppare insieme nuovi prodotti che ci accompagneranno nella creazione di una strategia per i prossimi dieci anni.
Tra i sessanta operatori trasversali della filiera turistica, dall’albergatore al ristoratore, fino alla guida turistica al charter nautico e al property manager, sono state superate quelle barriere naturali della competitività in cui le informazioni aziendali devono essere segrete perché “sono fonte del mio vantaggio competitivo”.
Abbiamo creato tre classi di partecipanti differenziate per settore di appartenenza. Con due facilitatori per classe, un esperto di comunicazione, Josep Ejarque, Lucio Murru e la sua squadra di Geasar, abbiamo capito quali sono i punti di forza della Sardegna su cui scommettere. Abbiamo chiesto agli operatori di indossare la giacca del “coach del prodotto Sardegna” per comprendere cosa è importante fare”.
Al termine delle quattro masterclass il report finale verrà trasmesso all’Assessorato regionale al Turismo?
“Esatto. La prima masterclass è andata molto bene. Ne abbiamo in programma altre tre che ci consentiranno, alla fine, di avere un documento di accompagnamento alla progettazione strategica dell’Assessorato sul quale la Regione rifletterà per poter armonizzare le strategie di crescita e mettere davvero al centro il pensiero dei protagonisti, che sono gli operatori”.
Lei si occupa di pianificazione strategica. Dal suo punto di vista il marketing della Sardegna può essere migliorato? Se sì, in cosa?
“Dobbiamo uscire dalla contraddizione del termine. Il marketing oggi è una funzione aziendale che ci consente di analizzare il mercato e di individuare le migliori soluzioni per il cliente al fine di consentirgli di creare valore insieme all’impresa. All’interno del mondo del marketing c’è la dinamica del prodotto, del prezzo, della distribuzione, oltre alla componente delle risorse umane e poi c’è la comunicazione che è l’ultimo tassello. Tanti si concentrano soltanto su quest’ultimo aspetto fraintendendo il processo. Prima, però, bisogna capire cosa si vuole comunicare e dietro c’è un mondo.
Abbiamo molto da fare per rimettere al centro la funzione e non la parola che nel sentire comune è la comunicazione. Partiamo dunque dal prodotto e poi chiediamoci come comunicare, in una fase in cui la comunicazione ha tanti canali e possibilità, una grande responsabilità e un grande vantaggio ma anche tanti rischi”.
Come sarà, dal suo punto di vista, il turismo della Sardegna tra dieci anni?
“Nel tempo ho creato uno spin-off universitario chiamato “Turism Plus”. Il Ministero ci dà la possibilità di trasformare la nostra ricerca in prodotto. “Turism plus” ha creato modelli previsionali per intercettare le opportunità del futuro. Banalmente incrociamo i dati di mercato, vediamo le tendenze per capire le variazioni che hanno portato ad aumenti e diminuzioni. Dopo il dato storico mettiamo in relazione le interviste e questo determina lo scenario. Capiamo dunque le opportunità inespresse.
Da qua a dieci anni vedo la Sardegna in un mercato costantemente in evoluzione dove il posizionamento è legato a pre asset. Innanzitutto la qualità della vita che l’Isola genera e che è percepita come superiore rispetto a tante altre destinazioni. La Sardegna è un luogo dove poter prolungare la vacanza.
Come secondo elemento una Sardegna che fa dell’asset naturalistico uno dei momenti più alti dell’esperienza per le vacanze. Ad esempio, il mare non è visto solo come elemento marino balneare per l’estate perché d’inverno ci si concentra su escursioni in barca.
Terzo elemento: un grande hub tecnologico in grado di intercettare costantemente tutto ciò che muove l’economia e portarlo a livello di studio e contaminazione in Sardegna. Lo stiamo facendo al Cipnes con un grande laboratorio di ricerca sull’innovazione, la qualità della vita, l’agroalimentare, passando per gli elementi che ci consentono di elaborare i dati secondo le più moderne tecnologie. Il quadro che emerge, dunque, è una Sardegna ancestrale che fa della qualità della vita il motivo per attrarre persone non soltanto per una vacanza di qualche settimana”.
Sardinia Call2Action è organizzato da Geasar, società di gestione dell’aeroporto di Olbia Costa Smeralda, in collaborazione con l’assessorato del Turismo della Regione Sardegna e il patrocinio di Enit e Tourism Plus. Nel secondo appuntamento di > Sardinia Call2Action in programma martedì 18 ottobre si parlerà di Isole Baleari e Croazia.
































