“Non si può scegliere fra due diritti”, è quanto scrive in apertura di nota Augusto Navone a proposito della presunta incompatibilità tra i suoi due ruoli di direttore dell’Area marina protetta di Tavolara e di consigliere comunale. Sulla questione, al centro dell’agenda politica locale ma che non sarà discussa nel Consiglio comunale del 10 dicembre, l’ex candidato a sindaco ribadisce ancora una volta la sua versione:
“Sono assolutamente convinto che un’iniziativa politica non possa negarmi la facoltà di esercitare il mio lavoro e al contempo sedere in un Consiglio Comunale in cui sono stato eletto con abbondanti suffragi. Nessuna sentenza l’ha sancito, e neanche lo può fare una “relazione tecnica” consultiva che lascia al Consiglio l’intera facoltà di decidere. Per questo non si può parlare di iniziativa giuridica (che solo i tribunali sono chiamati a dirimere), ma solo di un’iniziativa politica messa in atto per escludere il capo dell’opposizione consiliare”.
Navone non indietreggia di un millimetro rispetto alla posizione iniziale e ripercorre la sua tesi già largamente espressa più volte in Consiglio, nelle interviste e anche nel corso dell’ultima conferenza stampa indetta poche ore dopo il pronunciamento del’aula.
“Vale ricordare che un principio fondamentale, anzi, un vero dogma, è quello per cui le cause limitative del diritto a far parte dell’elettorato passivo, garantito costituzionalmente ai cittadini italiani, debbano essere di stretta interpretazione, e non possano essere quindi individuate con interpretazioni estensive, ovvero analogiche, come fa la relazione consuntiva della Segretaria Comunale”.
Andando al nocciolo, il leader della minoranza riassume per punti le ragioni per cui non ritiene sè stesso incompatibile:
- La quota di partecipazione del Comune di Olbia nel Consorzio dell’Area Marina Protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo non è superiore al 50%;
- La mancanza di una nomina diretta del Presidente o delle altre figure apicali da parte del Comune;
- La mancanza di approvazione di direttive vincolanti per l’Ente da parte del Comune;
- La mancanza di un potere di approvazione del bilancio e dei regolamenti da parte del Comune;
- La mancanza di qualsiasi potere gerarchico di vigilanza e controllo da parte del Comune (enti con partecipazione superiore al 20%);
- La mancanza di un contributo fisso e vincolato che in ogni caso non supera il 10%.
“Concludo virgolettando le parole del prof. Ballero “con le suddette argomentazioni e con i suddetti richiami giurisprudenziali, non sussistono cause di incompatibilità previste dall’ art. 63 del TUEL anche per evidente difetto del rapporto di vigilanza”.
Navone sostiene di aver fatto queste considerazioni “perché ritengo giusto che i cittadini di Olbia abbiano il diritto di avere queste informazioni e farsi autonomamente un’idea su tutta la vicenda. E proprio ai cittadini di Olbia che mi hanno sostenuto mi rivolgo in questo momento, per rassicurarli che il mio impegno nei confronti del progetto della Grande Coalizione rimane immutato ed anzi, da questa squallida vicenda viene oltremodo rafforzato.
In 8 mesi di campagna elettorale ho avvertito chiaro il sentimento della gente che vuole tornare ad essere protagonista della vita della propria città, e per questa nobile ragione il mio impegno nei confronti di Olbia resta immutato, avendo chiaro l’importante lavoro che da oggi bisogna fare. Chi crede ancora nel progetto potrà seguirmi in questo percorso: io ci credo”.
































