Per il violento impatto sono esplosi i due airbag frontali della Renault che guidava. Poi ha aperto lo sportello e mentre un automobilista di passaggio tentava invano di aiutare i due feriti mortalmente a bordo della Fiat Panda, Gigi Bardanzellu, 61 anni, olbiese, si allontanava barcollando. Da quel momento si sono perse le sue tracce.
IN FUGA. Dove si sia nascosto non si sa. Non è rientrato nella sua casa di Porto Rotondo. Già dopo pochi minuti dall’incidente costata la vita ad Antonello Derosas e Mario Marrosu di 61 e 48 anni, Bardanzellu sembra essersi volatilizzato. Si sarebbe allontanato in preda allo shock. Il carico di adrenalina mista al panico, la consapevolezza di aver causato la morte di due uomini, possono aver mandato in corto circuito il suo cervello. Per questo gli inquirenti contavano di vederlo arrivare in caserma già nel primo pomeriggio. Ma non è andata così e, di conseguenza, la sua posizione si è ulteriormente aggravata. Oltre all’omissione di soccorso dovrà rispondere anche di omicidio stradale.
IL TESTIMONE. L’uomo che ha assistito all’incidente, Marco Planetta, ai nostri microfoni ha raccontato di aver scambiato qualche parola con lui: “Gli ho chiesto se aveva bisogno d’aiuto e cosa fosse successo ma ha risposto confusamente che non lo sapeva neanche lui”. Si è allontanato lasciando alle spalle la tragedia in cui è rimasto coinvolto.
LE RICERCHE. I Carabinieri lo cercano da ieri. I militari di Porto Rotondo lo conoscono. Abita nel borgo turistico con la moglie. Gia ieri pomeriggio si sono recati a casa sua ma di Gigi Bardanzellu non c’era traccia. Le ricerche sono riprese questa mattina con l’aiuto dei cani molecolari specializzati nelle ricerche di persone scomparse.
LA RESPONSABILITÁ. Sarà il referto della Polizia Locale che ha effettuato i rilievi dello scontro a determinare come realmente sono andate le cose. Sull’asfalto non ci sono segni di frenate. Elemento che induce a pensare a un errore di manovra improvvisa. I testimoni parlano di una rapida deviazione della linea di guida del Suv. Una breve ma fatale sterzata verso la corsia opposta. Un paio di metri oltre la linea di mezzeria proprio nel momento in cui transitava la Panda con a bordo i due uomini. Troppo fragile l’utilitaria rispetto alla robustezza della monovolume. Lo schianto che mandato in pezzi la piccola auto ha ucciso quasi sul colpo Derosas e Marrosu rimasti incastrati tra le lamiere della vecchia Panda rimbalzata fuori strada e fermata dal muretto di confine dell’ex bowling. Saranno i Vigili del Fuoco a segare i montanti della Fiat per tirare fuori i due uomini, purtroppo già cadaveri.
LA SCENA. Il resto della cronaca appartiene alle solite scene che accompagnano le storie di sangue sulla strada. Arrivano i Vigili del Fuoco, gli agenti della Municipale, I Carabinieri, l’ambulanza medicalizzata dell’Ospedale con gli operatori chiamati solo a constatare l’ora del decesso di Derosas e di un secondo uomo le cui generalità rimangono sconosciute per oltre un’ora. Non si trovavano i suoi documenti né il telefonino. Poi una telefonata con i familiari e il drammatico riconoscimento anche di Mario Marrosu. Poi tocca all’agenzia funebre entrare in campo. Gli operatori sollevano adagio i corpi delle due vittima. Le salme, con l’autorizzazione del magistrato, vengono ricomposte nei feretri di metallo. Andranno al cimitero per essere riconsegnate alle famiglie.
































