Ieri pomeriggio, nella sala conferenze del museo archeologico e davanti ad una folta platea, si è svolta la sesta edizione del convegno “Dalla Vela Quadra alla Vela Latina” organizzato dall’associazione della Vela Latina di Olbia, in collaborazione con l’associazione Larathanos.
Il tema di questa sesta edizione ha riguardato le merci e i commerci in età antica, tematiche che sono state affrontate grazie all’altissima qualità degli studiosi protagonisti delle relazioni.
Dopo i saluti di Angelo Dettori, presidente dell’associazione Vela Latina e di Simonetta Lai, assessore ai servizi sociali del Comune di Olbia, il convegno, moderato dall’archeologo Agostino Amucano ha avuto inizio con la relazione del prof. Pascal Arnaud, storico e docente presso l’Università di Lione 2 che, in collegamento via Skype, ha descritto come si svolgeva il trasporto della merce in età romana.
“Era un mondo brutale e corrotto, ma non privo di regole”: così lo studioso francese ha voluto definire il commercio in età antica con la descrizione delle varie fasi, dall’acquisto della merce fino all’arrivo nel porto di destinazione.
Il prof. Carlo Beltrame, ricercatore e docente di archeologia marittima presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia ha affrontato il tema del traffico del marmo nel mondo romano, concentrandosi in particolare sul marmo lunense, ossia quello che noi tutti conosciamo come marmo di Carrara.
Frutto di un progetto di ricerca nei mari italiani, lo studioso ha fatto riferimento ad una serie di ritrovamenti di relitti con carichi marmorei effettuati in Calabria, Sicilia, Toscana e infine in Sardegna presso Punta del Francese a Stintino e poco distante da Porto Cervo (quest’ultimo luogo è ancora oggetto di studi).
L’archeologo Rubens D’Oriano, responsabile della sezione di Olbia della Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro, ha invece voluto sfatare il mito che immagina la navigazione antica effettuata sempre e solo sotto costa, utilizzando l’efficace espressione “Gli antichi non erano scemi” dell’archeologo Edoardo Riccardi rispetto alla tendenza dei moderni a sottovalutare le capacità degli antichi. In passato, invece, non si sceglieva il percorso più lungo della navigazione sotto costa. L’archeologo, infatti, ha fatto riferimento all’antichissima storia di Olbia, in particolare alla ormai assodata fondazione della città da parte dei Greci di Focea nel 630 a.C., e al ritrovamento del frammento del planetario di Archimede (esposto nel museo archeologico di Olbia) e alle varie matrici puniche emerse dal suolo olbiese.
Il prof. Attilio Mastino, docente di storia romana, epigrafista ed ex rettore dell’Università di Sassari ha affrontato il tema delle rotte e dei naufragi sulle coste della Gallura, con riferimento ai numerosi relitti ritrovati nelle coste galluresi, in particolare il relitto di Cala Corsare a Spargi e quello di Rena Maiore, oltre ai numerosi episodi di naufragi nella Sardegna nord-orientale raccontati dalle fonti antiche.
L’archeologo Francesco Carrera, responsabile della sezione di Olbia della Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro, ha analizzato un recente scavo effettuato nel centro storico di Olbia che ha permesso di capire quali fossero i commerci nella città antica. In particolare, lo studio della grande struttura ritrovata ha evidenziato ulteriormente quello che era già emerso da altri scavi ossia che l’Olbia antica continuò a vivere nonostante l’attacco dei Vandali causa della distruzione della città romana e l’affondamento delle navi ormeggiate nel porto, ritrovate nello scavo del tunnel.
Vista la grande partecipazione di pubblico il convegno servirà a sfatare anche un altro falso mito, quello che bolla Olbia come una città che si disinteressa della sua storia e della cultura.
































