“Nella maggior parte dei casi un ritrovamento non è episodico, ma un indizio a qualcosa di più vario”: il soprintendente di archeologia, belle arti e paesaggio delle province di Sassari e Nuoro, Francesco Di Gennaro, non ha dubbi. Per questo stamattina a Sassari, presso la sede centrale della stessa Soprintendenza in Piazza Sant’Agostino, si è voluto fare il punto della situazione dopo le recenti notizie che riguardano l’archeologia sull’isola di Tavolara.
Ricapitolando, da due campagne di scavi – una nel 2011 e l’altra nel 2013, entrambe a fine settembre e durate due settimane – sono emersi importanti reperti di civiltà villanoviana. Siamo nell’Età del ferro, a cavallo tra decimo e nono secolo avanti cristo. “La prima risposta che abbiamo ottenuto è la certezza della presenza stabile di protoetruschi in Sardegna – ha affermato lo stesso Di Gennaro durante l’incontro con i giornalisti di questa mattina -. Improbabile invece che la civiltà villanoviana (che comprende la fase iniziale di quella etrusca e occupava la zona dell’alto Lazio e della Toscana) avesse anche il dominio di una parte di terra ferma”.

A svelare qualche dettaglio in più è l’archeologa Paola Mancini, a capo delle due campagne di scavo. “I ritrovamenti fatti a Spalmatore – ha spiegato – si sono limitati ad un’area effettiva di quaranta metri quadrati per la quale è stato fatto un grande lavoro di salvaguardia dell’ecosistema protetto, quello di Tavolara, e perciò ci tengo a precisare che non è stato distrutto niente”.
I resti sono stati esaminati presso il laboratorio di Li Punti, “e adesso aspettiamo ulteriori risposte dalle analisi archeometriche, svolte in collaborazione con la Dottoressa Silvia Amicone, ricercatrice dell’università di Tuebingen e con il professore Kyle Freund dell’Indian River State College, in Florida”.
Analisi che potranno stabilire, tra le altre cose, se le ceramiche ritrovate sono state importate dalla penisola italiana, e capire quindi da che zona, o se prodotte direttamente in Sardegna.
Sia chiaro: non è il caso di colonizzazioni o invasioni di alcun tipo. Semmai, come ha spiegato Rubens D’Oriano, archeologo e responsabile della zona di Olbia, “si può parlare di un vero e proprio accordo tra nuragici e villanoviani. D’altronde sapevamo già che tra le due civiltà ci fossero fitti contatti. Il territorio di Olbia e dintorni era ricco di risorse, poteva contare su un porto riparato e un golfo interno, la piana fertile che si trovava alle spalle e il contorno delle colline”. Al contrario, Tavolara non poteva certo offrire queste risorse ed è dunque difficile pensare ad un insediamento autonomo, più realistica l’idea di un patto tra le due parti, con gli ospiti liberi di occupare la piccola isola e trovare approvvigionamento dalla terra ferma.
Come detto, si parla di ceramiche “e se verrà trovato altro materiale è probabile si tratterà sempre di ceramiche”, ha precisato Di Gennaro, rispondendo poi alla domanda su quanti potessero essere gli ospiti ad abitare Tavolara: “Facendo una stima possiamo parlare di nuclei di parecchie decine di persone”.
“Abbiamo subito aderito e dato disponibilità a finanziare due campagne di scavo – ha spiegato Augusto Navone, direttore dell’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo -, abbiamo messo a disposizione anche il nostro personale e piena assistenza. E’ stata una bella avventura che ha portato a straordinari risultati e siamo disponibili a continuare”, sì perché pare non finire qui: “Stiamo pensando ad una terza campagna di scavi” ha sottolineato il soprintendente. Si attendono quindi ulteriori novità sul legame tra etruschi e nuragici.































