Tore Derosas da giovane iniziò a militare nel PSIUP (Partito socialista di unità proletaria) del quale era esponente locale il padre Paolino. Allo scioglimento del PSIUP, nel 1972, entrarono nel Partito Comunista Italiano nella sezione di Olbia, quella storica di via Romana.
Tore ha svolto l’attività politica partendo dalla gavetta, poi dirigente, consigliere comunale e successivamente, per un breve periodo, consigliere provinciale della provincia Olbia-Tempio.
Nella vita ebbe un ruolo importante, fino agli anni Novanta, nel mondo delle cooperative di costruzione che consentirono a migliaia di noi di poter accedere alla casa con edilizia agevolata. Quel periodo finì perché la politica ritenne che sarebbe stato il libero mercato a calmierare i costi e a risolvere il problema abitativo. Purtroppo le cose non andarono nel modo sperato, tanto che oggi, come ieri, si pone drammaticamente il problema della casa soprattutto nella nostra città. Il sistema cooperativo fu travolto.
Nell’attività politica Tore era serio, riflessivo e tagliente. Il periodo di formazione è quello riferibile agli anni della segreteria Berlinguer e in Sardegna i riferimenti erano Cardia, Gerolamo Sotgiu. Allora, per noi, per Tore, l’impegno politico era una scelta di vita, un credo, una chiesa laica. Questa è stata la formazione di molti di noi.
Salvatore è stato un comunista cattolico credente e praticante, assieme alla compagna della vita Gabriella, alla quale è stato fortemente legato fino a un gesto d’amore infinito, donandole un organo vitale che le ha consentito di vivere una vita normale. Gabriella lo ha assistito con amore nella disgrazia fino all’ultimo istante. Diciamo che hanno vissuto in simbiosi. Grazie, Gabriella, da parte di tutti gli amici.
Con Gabriella hanno formato una famiglia affiatata con la quale hanno allevato due stupendi figli, Elena e Paolo, pisatu per Paolino, che gli hanno dato la gioia dei nipoti per i quali Tore stravedeva.
Grazie da parte di tutti gli amici e compagni.
Tore proveniva da una famiglia olbiese “terranovese autentica”. Si onorava d’essere figlio di questa città. E si rammaricava che questa realtà non fosse presa in debita considerazione a livello regionale e nazionale.
Salvatore è stato sfortunato nell’ultima fase della vita. Una sofferenza lunga più di sette anni, supportato dalle amorevoli cure della famiglia. Ma, per quanto mi dicevano i familiari, è stata una scelta ponderata e condivisa da Tore di poter vivere tutto il corso della vita, anche nella sofferenza. Per chi crede nell’aldilà anche la sofferenza spiana la via per il Paradiso.
Alla compagna della vita Gabriella, ai figli Elena e Paolo e agli adorati nipoti, ai fratelli Gianni, Gesuino e Stefano e a tutti i parenti vadano le condoglianze da parte di tutti quelli che con Tore hanno percorso un tratto della vita condividendone ideale e impegno politico.
Tore, ti sia lieve la terra e, per chi è cattolico, te lo diciamo in gallurese: “avvidecci ill’altu mundu”. Fai buon viaggio.
Paolo Russu
































