Olbia 22 agosto 2025 – Rimane avvolta nell’incertezza la vicenda di Giovanni Marchionni, il 21enne morto nella notte tra il 7 e l’8 agosto sullo yacht Gravia, ormeggiato nel porto di Portisco. A due settimane dal ritrovamento, le indagini coordinate dalla Procura di Tempio Pausania non hanno ancora fornito risposte definitive e il caso resta aperto.
Gli inquirenti, con il supporto dei periti nominati dalla Procura e dalle parti coinvolte, stanno seguendo la pista di una possibile presenza di sostanze tossiche a bordo. Nel pomeriggio i tecnici hanno concentrato le verifiche all’interno della cabina dove il giovane è stato trovato senza vita, nel vano batterie e nelle acque nere. L’obiettivo è accertare se possano esserci state esalazioni o fumi nocivi in grado di provocare la morte. Dai primi controlli non sarebbero emerse anomalie, ma gli accertamenti sono terminati intorno alle 20:00 senza chiarire i dubbi.
Alle operazioni hanno partecipato tre consulenti: quello nominato dalla Procura, quello incaricato dalla famiglia Marchionni e quello nominato dai proprietari dell’imbarcazione. A supervisionare i rilievi è presente anche un fiduciario del pubblico ministero, lo stesso che era intervenuto la mattina del ritrovamento per le prime verifiche sull’imbarcazione.
Sul fronte medico-legale, l’autopsia sul corpo del giovane, almeno per il momento, non ha chiarito le cause del decesso. L’esame di oggi si è concluso con il prelievo di campioni destinati ad analisi tossicologiche, i cui esiti richiederanno tempo. Solo i risultati definitivi potranno fornire elementi più precisi. Al momento non è quindi possibile stabilire se la morte sia stata provocata da esalazioni, da un malore o da altre circostanze.
La barca Gravia, ormeggiata regolarmente al molo 7 di Portisco, non presentava evidenti segni di guasti o anomalie. La Procura, tuttavia, intende ricostruire ogni dettaglio, verificando lo stato degli impianti elettrici e idrici e valutando eventuali responsabilità.
Laconico il commento dell’avvocato Giampaolo Murrighile che rappresenta i proprietari dello yacht Gravia: “Quella del pomeriggio è un’attività tecnica e non posso aggiungere altro. Siamo nella prima fase delle indagini. È stato appena conferito l’incarico ai consulenti del pubblico ministero e a quelli delle parti, che stanno partecipando alle operazioni peritali e stanno portando avanti i rilievi”.
E ha aggiunto: “Il quesito principale riguarda la possibile tossicità di eventuali fumi che possano aver avuto un ruolo nella tragedia. Allo stato attuale, per quanto è stato fatto finora, non sembrano esserci elementi di questo tipo. Si è prestata particolare attenzione al vano delle batterie e a quello delle acque nere. Posso sottolineare che non è emersa alcuna evidenza di una fuga di gas dalle batterie, che sono risultate integre e perfettamente funzionanti. Non è stato riscontrato alcun elemento che possa far pensare a un malfunzionamento. Va anche ricordato che a bordo hanno trascorso la notte altre tre persone, i proprietari dell’imbarcazione e il loro figlio, senza avvertire il minimo problema”.
La morte improvvisa di Giovanni Marchionni resta ancora senza una spiegazione. La vicenda del giovane, originario di Bacoli in provincia di Napoli, ha scosso profondamente la comunità di appartenenza. A due settimane dalla tragedia restano il dolore dei familiari e le domande ancora senza risposta. L’inchiesta prosegue, ma serviranno giorni di indagini e il completamento delle analisi di laboratorio per fare luce sulle reali cause della tragedia di Portisco.
































