OLBIA 3 agosto 2025 – Il troppo stroppia. E qui è davvero il caso di dirlo. “Mia madre di 90 anni, con disabilità riconosciuta, è bloccata da oltre 100 ore al Pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia, senza assistenza clinica continuativa, nonostante sia già stata formalmente assegnata al reparto di Medicina Interna”.
A raccontare la vicenda è il figlio della paziente, Antonello, che ha deciso di renderla pubblica attraverso Olbianova per richiamare l’attenzione su una situazione evidentemente “grave e inaccettabile” e che – sottolinea – non riguarda solo mia madre, ma tanti anziani fragili nella nostra regione”.
La donna si trova da più di quattro giorni nei locali del Pronto soccorso, dove – nonostante l’assegnazione ufficiale al reparto – non è ancora stata trasferita fisicamente. “Non viene monitorata con regolarità – spiega il figlio –. Oggi, ad esempio, nessuno le ha misurato la pressione, la temperatura o la saturazione. Non ha ricevuto alcuna visita medica e nessuno, fino a questo momento, le garantisce l’assistenza continuativa di cui ha necessità”.
Secondo la testimonianza, si tratta di un vero e proprio “vuoto assistenziale” che contrasta con le normative sanitarie nazionali e regionali.
A livello nazionale, il Ministero della Salute raccomanda dal 2019 che i pazienti anziani e fragili ricevano una presa in carico tempestiva e valutazioni cliniche regolari, anche in attesa di posto letto. In Regione Sardegna, il modello di Triage Globale prevede che ai pazienti fragili venga garantita la priorità nei percorsi di cura, anche durante la permanenza in Pronto soccorso.
“Nessuno di questi protocolli è stato applicato – attacca il figlio –. È una situazione grave, che espone mia madre a rischi concreti. Una donna disabile di 90 anni non può essere semplicemente parcheggiata in un corridoio ospedaliero, senza che nessuno si assuma la piena responsabilità della sua assistenza. Stamattina nn avevano neanche il termometro ed abbiamo utilizzato quello portato da casa nostra”
Conclude chiedendo che la vicenda venga raccontata: “Non voglio silenzio. Questa storia riguarda molte famiglie della nostra regione e rappresenta un fallimento del sistema di tutela dei più fragili”.
Intanto si apprende che intorno alle 18:00 di domenica 3 agosto la donna è stata finalmente ricoverata nel reparto di Medicina. La signora, dunque, dopo quattro giorni di attesa, potrà accedere alle cure di cui necessita.
































