OLBIA 3 agosto 2025 – Cinquanta persone ritratte in ambientazioni che richiamano la loro professione, le passioni e l’attitudine. È questo il cuore della mostra fotografica “Tanto di cappello”, firmata da Giuseppe Ortu, professionista arrivato a Olbia da Ozieri negli anni Ottanta. Un progetto analogico, realizzato con reflex meccanica, senza filtri né fotoritocchi: solo luci naturali, ombre e tempi di sviluppo lenti e rigorosi.
Il risultato è un ritratto collettivo dell’olbiesità verace, una comunità capace di sorridere di sé ma anche consapevole delle sue radici profonde. “Ogni scatto racconta una storia – dice Ortu –. Ho voluto rendere omaggio a chi ha accompagnato il mio percorso umano e professionale in questa città”.
L’esposizione, allestita in via Dante, è stata inaugurata con un talk show condotto da Augusto Ditel, che ha dato voce ad alcuni dei protagonisti immortalati da Ortu. Sono intervenuti anche Nena, figlia di Brunetto Derosas, storico ultrà dell’Olbia Calcio noto per aver inventato l’inno pre partita “Olé Olbia Olè”, ispirato al motivo brasiliano “Olè, o Cangaceiro”, e Pinuccio Petta, ex terzino della squadra. La serata è stata arricchita dall’esibizione della cantante Emanuela Senes.
“Tanto di cappello” ha dato origine anche a un libro, dove ogni immagine è accompagnata da una frase o un pensiero del soggetto ritratto. “È un gesto di riconoscenza verso una città che mi ha dato tanto – dice il fotografo –. Un modo per dire grazie attraverso l’unico linguaggio che conosco: la fotografia”.
Come mai ha scelto proprio questi 50 personaggi?
“È un progetto sociale che vuole raccontare uno spaccato di Olbia. Ho fatto una scelta sulle tante persone che ho avuto modo di conoscere in questi 40 anni di ospitalità ricevuta da Olbia. Conosco tantissime persone e ne ho scelto una parte, a rappresentanza di tutta la comunità olbiese, che si distingue per caratteristiche di solidarietà, generosità e integrazione”.
Da dove nasce questo progetto?
“Dall’idea di raccontare attraverso la fotografia, esprimere la possibilità di riflettere, di andare un po’ lenti, di guardarci un po’ meglio dentro e intorno, e confrontarci anche con persone che apparentemente possono essere diverse da noi stessi. È un progetto trasversale che tocca tutte le fasce sociali, non fa distinzioni di grado, non fa distinzioni di ruolo. È semplicemente la fotografia che accomuna le sensibilità della comunità olbiese”.
Che cosa si può imparare da questi 50 personaggi che lei ha selezionato?
“Si può imparare il pensiero perché ho avuto l’onore di custodire delle loro frasi, dei loro pensieri collocati vicino alle fotografie e all’interno della pubblicazione editoriale che ho realizzato per questa occasione. Il ‘tanto di cappello’ rappresenta un gesto di riconoscenza per loro ma anche verso la città, per tutta la comunità che in qualche modo ha contribuito in questi ultimi 30-40 anni allo sviluppo e alla crescita di Olbia”.
Non esiste modifica portata successivamente allo scatto?
“No, le fotografie sono, se così vogliamo dire, crude. Rappresentano proprio la verità di ogni personalità, però hanno, secondo me, anche una dolcezza, esprimono una semplicità nelle pose, negli sguardi, che è molto caratteristica. La modifica non era necessaria perché ogni personalità esprime la sua identità in maniera estremamente trasparente”.
E perché il bianco e nero?
“Perché è la sintesi e l’essenza di ogni persona e racconta senza elementi superflui, come i colori o qualsiasi elemento che può concorrere a distrarre e a spostare lo sguardo dall’essenziale”.
Possiamo definire lento il processo di sviluppo e stampa?
“Questo progetto nasce dalla volontà di procedere con lentezza. Ogni fase del lavoro, dal primo incontro allo sviluppo finale, mi ha permesso di entrare in sintonia con la persona ritratta. In questo tempo dilatato è emersa, in ciascuno, una dimensione intima che custodisco come un dono prezioso. Spesso quell’intimità non si riesce a esprimere a parole, ma la fotografia ha la capacità di raccontarla. Non considero questi scatti solo miei: sono immagini costruite insieme, frutto di un’intesa profonda. Credo che questo legame abbia dato vita a un progetto che mi rappresenta e che restituisce, con sincerità, la personalità di chi ho fotografato.”
I personaggi ritratti da Giuseppe Ortu nel progetto “Tanto di cappello”: Lina Accogli, Pasquale Ambrosio, Raffaele Bigi, Paolo Budroni, Pino Buttitta, Anna Caboni, Tonino Cau, Angelo Calvisi, Mavi Careddu, Enrico Cervo, Ottavio Cervo, Velia Cervo, Maria Antonietta Cossu, Gabriella Degortes, Gesuino Deiana, Mario Deiana, Sandra Deiana, Nanni Derosas, Patrizia Desole, Nino Dessena, Augusto Ditel, Luigi Dona’ dalle Rose, Rubens D’Oriano, Mario Firinaiu, Marella Giovannelli, Gianfranco Mariotti, Carlo Marcetti, Ginetto Mattana, Attilia Medda, Giacomo Meloni, Claudio Miorelli, Gavino Felice Murrighile, Gianni Mutzu, Augusto Navone, Settimio Nizzi, Mauro Orrù, Giuseppe Ortu, Pietro Pellegrino, Michele Picciaredda, Ines Pinducciu, Daniela Pinna, Tiziano Pinna, Paolo Priarone, Mauro Putzu, Maurizio Russo, Giuseppe Sandigliano, Gavino Sanna, Tino Scuguggia, Juanne Spano, Antioco Tilocca, Anna Varrucciu.

































