PORTO ROTONDO – “Vogliamo pensare che sia con noi – ha sussurrato Patrick Djivas con la voce rotta dall’emozione –. Magari averlo qui potrebbe essere più facile di quello che sembra”. Il silenzio del teatro Mario Ceroli è diventato sacro quando dal palco è risuonata la voce di Fabrizio De André. “Marinella” ha riempito la notte di Porto Rotondo, mentre il cantautore genovese sembrava tornare tra i suoi amici musicisti, davanti a un leggio appositamente posizionato da Djivas. Un momento sospeso nel tempo, un gesto d’amore verso chi non c’è più ma continua a vivere nelle note.
La magia della musica suonata dal vivo ha avvolto il teatro in una serata evento organizzata dal Consorzio di Porto Rotondo, con il contributo del direttore artistico Francesco Roccaforte e del direttore tecnico Andrea Pica. Tutto esaurito da oltre una settimana: la Premiata Forneria Marconi ha riportato la musica italiana ai tempi in cui PFM, Banco del Mutuo Soccorso e Area conquistavano Regno Unito e Stati Uniti dopo l’epoca dei Beatles.
“Abbiamo fatto 7.000 concerti – ha detto Djivas, 78 anni –. C’è però una musica che ci accomuna tutti: la musica classica, quella che ascoltavamo da bambini, la nostra musica, europea, italiana. Il nostro jazz. Una musica bella, complessa, piena di armonia e di bellezza”. Ha poi ricordato l’approccio originale della band: “Abbiamo preso autori famosi come Mozart e abbiamo cercato di aggiungere ciò che forse avrebbe aggiunto lui stesso, se avesse avuto la PFM”.
Sul palco, la band – oltre settemila concerti dal 1970 – ha regalato una performance memorabile. Franz Di Cioccio, che il prossimo anno compirà 80 anni, si è confermato il grande trascinatore di sempre: ha suonato come sempre con forza e ballato instancabile, coinvolgendo il pubblico per tutta la durata del concerto.
Brillante l’esibizione del maestro Lucio Fabbri, probabilmente il primo italiano a elettrificare il violino nel rock. Entrò nella formazione nel 1979 e fu presente quando, quell’anno al PalaEur, un gruppo di Autonomia Operaia contestò Fabrizio De André accusandolo di essersi “venduto” al mercato. All’epoca, secondo l’intellighenzia di sinistra, i cantautori dovevano restare menestrelli lontani dal denaro. De André rispose: ognuno è libero di dire la sua, anche di fischiare. Il solito atteggiamento da signore.
Il resto della formazione ha mostrato una classe cristallina: Alessandro Scaglione alle tastiere, virtuoso del moog; Marco Sfogli, chitarrista di livello internazionale capace di assoli potenti; Eugenio Mori alla batteria quando Franz andava in avanscena a cantare; Luca Zabbini alla seconda chitarra e voce.
Il repertorio ha alternato brani storici e omaggi. Maestro della voce, dedicato a Demetrio Stratos, ha evidenziato la capacità della band di rendere tributo ai grandi. La carrozza di Hans, con testo di Mauro Pagani, ha ricordato il valore della perseveranza.
Suggestiva La danza dei cavalieri di Prokofiev, suonata come un’orchestra dai mille colori. Non poteva mancare Impressioni di settembre, con testo di Mogol, che ancora oggi evoca il senso di meraviglia dei primi giorni d’autunno. A completare il repertorio, Zirichiltaggia.
Doppia traccia è il titolo del tour: una prima parte dedicata ai classici della band, la seconda al sodalizio con De André. Nel bis, una perfetta versione di Celebration, brano rock tra i più rappresentativi della Premiata Forneria Marconi, patrimonio inestimabile d’Italia.
































