OLBIA 30 luglio 2025 – “Devono stare zitti e pensare a quello che non hanno fatto nella loro vita”. Il sindaco Settimo Nizzi non usa mezzi termini contro coloro che “hanno edificato per anni Porto Rotondo e ora che dovrebbero farlo altri alzano gli scudi”. Questo e altro ha detto il primo cittadino senza mai nominarli direttamente ma riferendosi chiaramente a Luigi e Leonardo Donà dalle Rose che per “decenni hanno fatto quello che hanno voluto nel borgo di Porto Rotondo”.
L’affondo del primo cittadino arriva durante la discussione sul piano particolareggiato che dal 1998 ha segnato le sorti di Porto Rotondo, con i suoi 58mila metri cubi previsti di cui ne restano ancora circa 20mila da edificare.
Nizzi ha ricostruito la sua lunga conoscenza della località: “La storia di Porto Rotondo la conosco molto bene. Per qualche anno avevo lavorato come motoscafista nel 1978 e poi il salto di qualità nel 1983 quando, dopo la laurea, facevo il medico nella guardia medica del consorzio del borgo”.
Il sindaco ha ricordato le battaglie del passato per ottenere il rispetto degli impegni: “Più volte abbiamo chiesto come amministrazione comunale che venissero consegnate tutte le infrastrutture e tutti gli standard. E in occasione all’inizio degli anni 2000 ci fu un grosso scontro perché era considerata una lesa maestà che il comune di Olbia avesse chiesto a titolari personaggi di fare quello che spettava a loro”.
L’attacco, poi, si è fatto sempre più duro: “Non era giusto che la pubblica amministrazione avesse concesso tanto a dei privati. Io sono un liberale per cui va bene che il privato guadagni ma lo stesso deve contemporaneamente assumersi gli obblighi e rispettarli. Cosa che non è stata fatta fino a oggi”.
Nizzi ha definito i precedenti fondatori di Porto Rotondo “una società fallita” e ha accusato chi oggi critica l’amministrazione. “Mi viene da ridere che chi non è riuscito a portare a casa le cose che doveva ultimare venga a dire che è tutta colpa dell’amministrazione comunale”.
Il primo cittadino ha poi lanciato l’ultimatum più duro: “È ora di dire basta. Siamo stati in silenzio fino a oggi ma spero che la smetta (il conte Luigi Donà dalle Rose, ndr) di dire le fesserie che sta dicendo, perché sta parlando con il comune di Olbia non con un amico al bar. Il figlio (Leonardo Donà dalle Rose, ndr), che è più giovane, deve stare un pochino più attento proprio perché non parla al bar ma si rivolge a una pubblica amministrazione”.
E ancora: “Quella gocciolina che ho letto sulla stampa ha fatto traboccare il vaso. Adesso basta, devono stare zitti e pensare a quello che non hanno fatto nella loro vita e a quello che avrebbero dovuto fare per rispettare gli impegni”.
Nizzi ha anche precisato i ruoli: “Lui (Luigi, ndr) era il titolare di quella delibera del consiglio comunale che dava l’opportunità di fare quel piano particolareggiato. Il Consorzio l’ha fatta. Lui era il titolare del Consorzio, lui era il presidente”.
Il sindaco ha chiuso ogni possibilità di dialogo: “Non hanno più nessuna interlocuzione con noi. Che cosa devono dirci? Non hanno più nessuna possibilità di interloquire perché non possono più darci niente. Sono vecchi titolari di una società fallita che non può avere più niente a che fare con noi”.
Guardando al futuro, Nizzi ha chiarito: “Siamo alle fasi finali: da 60mila metri cubi previsti all’interno di quel piano, abbiamo trovato l’accordo su 20mila metri cubi in Porto Rotondo. I nuovi proprietari che vengono, sottoscrivono, danno a noi quanto dovuto previsto nel piano particolareggiato e andremo avanti”.
Il primo cittadino ha concluso con una riflessione amara: “Adesso tutti ambientalisti, tutti bravi, tutti rispettosi delle leggi. In 30 anni non hanno detto nulla, ma se li sono dimenticati? Forse si sono dimenticati che sono stati loro i veri responsabili di quanto è successo”.
































