OLBIA 29 luglio 2025 – Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna ha confermato la revoca della parità scolastica a un asilo di Olbia. La decisione arriva dopo l’accertamento di una grave violazione: la struttura subordinava la frequenza di un bambino con bisogni educativi speciali al pagamento extra, da parte della famiglia, di un educatore esterno. Della vicenda si erano occupati anche i media nazionali.
La segnalazione è partita lo scorso maggio, quando la famiglia, assistita dall’avvocato Oriana Erittu, ha denunciato all’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per la Sardegna l’esclusione del proprio figlio, ritenuta illegittima. Il minore era stato allontanato dall’asilo nonostante rientrasse nei casi previsti dalla direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 in materia di bisogni educativi speciali.
Il 27 maggio l’USR ha ricevuto la segnalazione e, il giorno successivo, ha richiesto chiarimenti alla scuola. La cooperativa che gestisce l’asilo ha ammesso per iscritto di condizionare l’iscrizione del bambino alla presenza di una figura di supporto, con compartecipazione economica dei genitori e riduzione dell’orario di frequenza.
Di fronte a questa ammissione, l’Ufficio Scolastico ha avviato il procedimento di revoca per violazione del diritto all’educazione e all’istruzione. La cooperativa, difesa dagli avvocati Maria Grazia Calvisi e Cristina Giancola, ha quindi presentato un piano educativo e proposto ricorso al TAR.
La Commissione per la valutazione delle richieste di riconoscimento della parità ha definito il piano “privo degli elementi sostanziali”, “del tutto generico” e “non sottoscritto dalla famiglia”. I giudici amministrativi hanno ritenuto insufficiente l’impegno mostrato dalla struttura nel rispondere alle criticità evidenziate. Nel ricorso, la cooperativa ha attribuito la mancata attivazione del supporto alla scarsa collaborazione della famiglia. Il TAR ha respinto questa tesi, osservando che “a fronte dell’acclarato illegittimo allontanamento del minore dalla scuola, non poteva ritenersi sufficiente il mero riferimento a una comunicazione inoltrata a distanza di quasi due mesi”.
Con la sentenza definitiva, l’asilo perderà la parità scolastica dal 1° settembre 2025 e dovrà versare 1.500 euro a titolo di spese processuali. Il caso rappresenta un precedente rilevante per la tutela dei diritti dei bambini con bisogni educativi speciali all’interno delle strutture paritarie.
































