OLBIA 24 luglio 2025 – Il cappello come simbolo di rispetto e riconoscimento diventa protagonista di una narrazione visiva unica. Sabato 2 agosto, dalle 19:00 alle 22:30, via Dante si trasformerà in una galleria d’arte a cielo aperto per ospitare l’inaugurazione di “Tanto di cappello – Ritratti senza tempo”, la mostra fotografica di Giuseppe Ortu che celebra le personalità che hanno segnato la storia sociale, culturale ed economica della città.
L’esposizione, promossa con il patrocinio del comune di Olbia e dell’ASPO e coordinata dall’associazione culturale ALI (Arte Libera e Indipendente), presenta una raccolta di ritratti in bianco e nero realizzati con la tecnica fine art analogica e stampati su carte ai sali d’argento. Ogni scatto immortala imprenditori, artisti, artigiani, insegnanti, politici, commercianti e semplici cittadini che hanno contribuito a plasmare l’identità della comunità olbiese.
“Non si tratta solo di ciò che hanno fatto, ma di ciò che sono: esempi silenziosi ma luminosi di valori etici, sensibilità morale e amore per la propria comunità”, spiega l’autore.l cappello diventa elemento ricorrente e simbolico, esaltando l’unicità di ogni volto e la memoria che rappresenta.
Le fotografie saranno raccolte anche in una pubblicazione editoriale che verrà presentata durante l’evento inaugurale. Alle 21:30 la serata sarà arricchita dal talk show “Olbiesità, ieri, oggi e domani”, condotto da Augusto Ditel con la partecipazione di figure rappresentative del territorio. Un momento di riflessione aperto al pubblico per esplorare le trasformazioni della città e il valore della sua identità attraverso il dialogo e la memoria condivisa.
Dopo l’inaugurazione, la mostra proseguirà nei mesi di agosto e settembre in vari spazi culturali e associazioni locali. La fase conclusiva dell’esposizione è prevista presso il museo archeologico di Olbia, in data ancora da definire. “La mostra- dichiara Giuseppe Ortu – si propone come occasione per restituire alla comunità uno sguardo artistico sulla propria storia, valorizzando la memoria collettiva attraverso il linguaggio della fotografia d’autore”.
































