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Olbia-Gelbison. Tutti a caccia del fatidico punto per la salvezza e una città che attende risposte dalla società

Ze Maria e il suo gruppo a un passo dalla salvezza. Al Nespoli, una partita per chiudere con dignità e guardare al futuro con fiducia

Salvatore Cristofaro di Salvatore Cristofaro
2 Maggio 2025 ore 20:48
in Sport
Tempo di lettura 4 min.
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OLBIA. Olbia-Gelbison è l’ultimo capitolo di quella che ormai sembra una commedia chiamata Campionato di Serie D, iniziata ad agosto 2024 tra mille peripezie, polemiche e difficoltà organizzative, e proseguita su un cammino tanto tortuoso quanto interminabile. All’Olbia di Ze Maria, almeno sulla carta, servirebbe ancora quel fatidico punto per garantirsi la salvezza matematica e mantenere la categoria.

Oggi, al termine dell’allenamento, presso lo stadio Bruno  Nespoli si è tenuta l’ultima conferenza stampa pre-gara. Ze Maria, pur mostrandosi cordiale e loquace, non ha nascosto una sottile amarezza per tutto ciò che questa stagione poteva essere e che invece non è stato. Ha risposto senza troppi filtri alle domande dei cronisti,  non mancando di sottolineare alcune carenze. All’incontro erano presenti gli uomini dello staff, il Direttore dell’area tecnica e il Team Manager, sarebbe stato un segnale forte se in questo particolare momento  accanto al tecnico ci fosse stata anche la presenza della proprietà e invece, silenzio. Assenti. Ancora una volta.

Così l’allenatore brasiliano si è  concesso alla stampa.

Mister, ultima partita della stagione. Tempo di bilanci?

“Speriamo sia veramente l’ultima per questo torneo che è stato veramente pesante. All’inizio la squadra era partita male, poi durante l’anno abbiamo trovato periodi buoni e meno buoni ed ora siamo qui sperando di giocare veramente l’ultima partita di questo torneo”.

Con quale spirito affrontate questa partita?

“La squadra ha dimostrato uno stato di forma buono, anche nell’ultima partita – un derby – contro un gruppo che ha lottato fino alla fine, giocandosi tutte le  chance per arrivare alla salvezza. Lo spirito del gruppo è quello giusto e ai ragazzi non ho nulla da rimproverare, perché hanno dato tutto, e anche più di quanto avessero dentro”.

Lavorerete per regalare a Daniele Ragatzu il centesimo gol in maglia bianca?

“Daniele per le qualità che ha – e lui lo sa – è un giocatore fuori classifica. Avrebbe potuto fare molto di più di quello che ha fatto ma io sono molto grato a lui per quanto prodotto. Ha dato qualità, esperienza e ha aggiunto al gruppo anche il suo sorriso e la sua spensieratezza che alla squadra mancava. Se lui farà il centesimo gol io sarò la persona più contenta. Ho chiesto a Daniele di sacrificarsi in tanti ruoli, esterno a destra, a sinistra, al centro dell’attacco, dietro le punte. Gli manca solo fare il difensore”.

Nella sua gestione c’è qualcosa che ha fatto e che non rifarebbe?

“Sicuramente ho fatto degli errori di valutazione – come tutti gli esseri umani – che ripensandoci non rifarei ma, tutto sommato, sono soddisfatto di come è andata la stagione da novembre a questa parte. Penso di aver fatto tutto il possibile di ciò che potevo fare per questa squadra, per questa società e per questo ambiente, facendo a volte anche cose che non rientravano tra le mie mansioni”.

Oggi accetterebbe ancora di allenare l’Olbia?

Ze Maria sorride: “Forse avrei dovuto valutare meglio alcune cose. Ma a me le sfide impegnative sono sempre piaciute. Da calciatore, ho lasciato Parma per andare a Perugia, ho rifiutato il Real Madrid, il Barcellona, il Chelsea. Questo fa parte della mia storia. Sono tornato in Brasile quando il calcio in Italia non mi dava più gli stimoli giusti. Non mi sono mai tirato indietro di fronte alle sfide, e per questo non penso che accettare l’Olbia sia stato un errore.

Anzi, rifarei questa scelta, perché la città mi piace molto e ho trovato un gruppo di persone che si sono messe a disposizione. È normale, però, che arrivando qui con la mentalità di chi è abituato a lottare per traguardi importanti – sia da calciatore che da allenatore – mi sia trovato davanti a una situazione di grande confusione. Non era semplice rimettere i ragazzi in carreggiata e cercare di sistemare alcune cose in una società che sembrava allo sbando.

Tutto questo, però, mi ha dato la forza per andare avanti. Penso a persone come De Grazia e tanti altri che hanno grandissima qualità, ma che erano tristi e appesantiti dalla negatività che circondava la squadra. Ridare fiducia al gruppo, così come trasmettere certezze ai cosiddetti ‘piccoli’ della squadra – mi vengono in mente Yanovsky, Rizzo, Maspero, Pani, e poi tutti gli altri arrivati a gennaio – è stata una delle cose più belle di questa avventura. In tutto questo lavoro è venuta fuori una squadra capace di giocare un calcio bellissimo, come avete detto voi e anche la stampa nazionale.

Abbiamo affrontato ogni partita a viso aperto, cercando di arrivare al risultato attraverso il bel gioco. A chi dice che in Serie D il calcio si gioca in modo diverso, rispondo che il gioco del pallone è sempre lo stesso, ovunque. La differenza la fa la qualità, e noi abbiamo sempre cercato di rimanere fedeli a questa idea”.

Crede che, con la squadra attuale a disposizione fin dall’inizio, avrebbe potuto ambire ai play-off?

“Penso che era un passo che si poteva tentare. A dicembre abbiamo avuto un filotto di quattro risultati positivi, poi purtroppo sono sopraggiunti problemi negli stipendi che ci hanno danneggiato non poco. Questo genere di complicazioni – che capitano nel mondo del calcio – andavano sicuramente gestite diversamente dalla società a cui è mancata la giusta esperienza. In queste situazioni abbiamo lasciato per strada almeno dodici punti”.

Mister, lei parla di difficoltà incontrate appena arrivato ad Olbia, ma è stato più difficile lavorare sulla tattica oppure intervenire sull’aspetto psicologico della squadra? 

“A volte, la parte tattica è la più semplice da sistemare. In fin dei conti, si tratta di lavorare su ruoli e moduli, riposizionando i giocatori. La vera sfida, invece, è cambiare la mentalità. Scardinare le zone di comfort può essere complicato, ma è proprio così che si cresce. Questa è stata la parte più difficile, perché l’ambiente – in quel momento – era piuttosto tossico: risultati negativi, confusione in campo e fuori. Credo che la mia sfida più grande sia stata proprio quella di far cambiare loro mentalità”.

Torniamo alla gara di domenica: che partita si aspetta?

“La Gelbison viene a giocare libera mentalmente perché anche perdendo rimarrà sempre seconda in classifica. Io credo che sarà una partita piacevole. Avrò tutta la squadra disponibile”.

Domenica l’Olbia gioca una partita che rappresenta il culmine di una stagione complessa, segnata da difficoltà organizzative e psicologiche, ma anche da momenti di bel gioco e di crescita collettiva. Ze Maria, con la sua passione, il suo coraggio e soprattutto la dedizione dei ragazzi, ha cercato di ridare anima e mentalità a un gruppo inizialmente smarrito.

Ora spetta al campo decretare il verdetto finale e alla società disegnare i piani futuri: la salvezza è lì, a un passo, mentre per il prossimo torneo la gente, i tifosi e la città attendono dalla dirigenza risposte concrete. Appuntamento al Nespoli domenica 4 maggio, ore 15:00.

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