A Olbia, le celebrazioni del 4 novembre e del 25 aprile seguono da anni un copione identico: raduno in piazza Regina Margherita, corteo con forze dell’ordine e associazioni combattentistiche, piegamento della bandiera italiana, messa, discorso del sindaco, deposizione delle corone di fiori e conclusione dell’evento. Un rituale che, sebbene solenne, appare inadeguato a rappresentare la specificità di due ricorrenze profondamente diverse.
Il 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, commemora la fine della Prima Guerra Mondiale e l’armistizio di Villa Giusti del 1918, che sancì la vittoria italiana e il completamento dell’unificazione nazionale. È una giornata dedicata al ricordo dei caduti di tutte le guerre e al riconoscimento del ruolo delle forze armate nella storia del Paese.
Il 25 aprile, Festa della Liberazione, celebra la fine dell’occupazione nazifascista e la vittoria della Resistenza nel 1945. È una ricorrenza che onora il sacrificio di chi ha lottato per la libertà e la democrazia, segnando la rinascita dell’Italia come Repubblica.
Nonostante queste differenze, il comune di Olbia continua a proporre per entrambe le date lo stesso cerimoniale, senza alcuna variazione che possa riflettere le peculiarità storiche e simboliche di ciascuna ricorrenza. Una scelta che solleva interrogativi sulla capacità dell’amministrazione di valorizzare adeguatamente la memoria collettiva.
Un segnale di distinzione è emerso durante l’ultima celebrazione del 25 aprile (a dire il vero è successo diverse volte) quando un gruppo di cittadini ha intonato spontaneamente “Bella Ciao”, simbolo della Resistenza, seppur con qualche incertezza nelle strofe. Un gesto che ha riportato l’attenzione sull’importanza di celebrare la Liberazione con iniziative che ne rispecchino lo spirito e i valori.
In molte città italiane, le celebrazioni del 25 aprile includono cortei, letture pubbliche, testimonianze di partigiani e momenti di riflessione collettiva. Eventi che coinvolgono attivamente la cittadinanza e che differenziano chiaramente questa ricorrenza da altre commemorazioni.
La ripetizione di un cerimoniale unico per due date così diverse rischia di appiattire il significato di entrambe, privandole della loro specificità e del loro valore educativo. È auspicabile che il Comune di Olbia riconsideri l’approccio alle celebrazioni civili, adottando modalità che rispettino e valorizzino le peculiarità storiche di ciascuna ricorrenza.
Solo attraverso una commemorazione consapevole e differenziata è possibile rendere omaggio alla complessità della storia italiana e trasmettere alle nuove generazioni il senso profondo di queste giornate.
































