Mentre la società annuncia con clamore l’ingaggio di Fabrizio Buschiazzo, l’ennesimo calciatore destinato a vestire la maglia bianca, la realtà dietro le quinte è tutt’altro che rosea. Atleti, impiegati e, non da ultimi, magazzinieri e altre maestranze, da due mesi non percepiscono gli stipendi.
Se inizialmente il ritardo nei pagamenti sembrava un inconveniente ordinario, di quelli che purtroppo accadono nel mondo del calcio, oggi la situazione ha assunto contorni ben più seri. Ciò che prima poteva suscitare ironia o battute, oggi si è trasformato in un dramma che coinvolge l’intero staff lavorativo dell’Olbia Calcio.
Nonostante le difficoltà economiche evidenti, la società ha deciso di annunciare il nuovo acquisto come se fosse in una posizione finanziaria solida, ignorando che molti dipendenti, tra cui diversi padri di famiglia, sono costretti a intaccare i propri risparmi per poter continuare a lavorare.
In questi casi, l’attenzione mediatica si concentra spesso sui calciatori, che senza dubbio anche loro sono vittime di questa situazione. Tuttavia, è importante ricordare chi opera nell’ombra e rende possibile il funzionamento della macchina calcistica: i magazzinieri, il personale che lava le divise da gara e da allenamento, chi si occupa della manutenzione degli spogliatoi, dei magazzini e del terreno di gioco.
Questi lavoratori, che non godono delle luci della ribalta, svolgono un ruolo fondamentale all’interno di una società sportiva. Spesso silenziosi, dedicano il loro tempo anche in momenti in cui tutti gli altri festeggiano. Un esempio emblematico è quello dei ragazzi del magazzino, che il 31 dicembre hanno lavorato fino alle 20:00, vivendo le festività natalizie senza percepire un euro di stipendio.
È impossibile non notare il contrasto tra l’annuncio di un nuovo calciatore e le difficoltà di chi, dietro le quinte, fa fatica a sopravvivere. La situazione è ormai insostenibile, e la società deve fornire risposte concrete. La priorità deve essere saldare le spettanze arretrate, soprattutto a quei dipendenti che, con rispetto, amore per la maglia e sacrifici personali, hanno continuato a lavorare senza ricevere ciò che gli spetta. Ma a tutto c’è un limite.
Se la proprietà non è più in grado di sostenere la gestione economica della squadra, deve avere il coraggio di ammetterlo. È il momento di alzare la mano, chiedere aiuto o, se necessario, farsi da parte, lasciando spazio a chi abbia la volontà e le capacità di portare avanti la gloriosa storia ultracentenaria dell’Olbia Calcio. Il tempo delle parole è finito: servono fatti, e subito.
































