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Olbia Calcio: una storia di passione, sacrifici e rinascita

Pino Scanu racconta il percorso che salvò i "bianchi" dalla scomparsa e li riportò in Serie D. Una testimonianza di amore per il calcio e per i valori genuini che ancora resistono

Salvatore Cristofaro di Salvatore Cristofaro
31 Ottobre 2024 ore 19:59
in Sport, Top
Tempo di lettura 4 min.
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Negli ultimi tempi, parlare dell’Olbia Calcio e delle vicende che circondano la squadra olbiese è diventato un tema di discussione non solo nell’ambiente sportivo, ma anche nella comunità più ampia. Sempre più spesso, ci si chiede cosa stia realmente accadendo alla squadra dei “bianchi”. Per fare luce sulla situazione, dopo aver pubblicato alcune riflessioni sul club gallurese, abbiamo incontrato Pino Scanu, presidente dell’Olbia dopo la gestione di Franco Rusconi.

“Parlare dell’Olbia Calcio – attacca subito Pino Scanu – è per me una grande emozione, soprattutto adesso che le cose non stanno andando per il meglio. Le maglie bianche sono e rimangono una ragione di affetto per chi ha avuto l’onore di militarci da calciatore e come massimo esponente della società, come capitato al sottoscritto”.

Dopo tre anni di presidenza l’Olbia Calcio di Franco Rusconi cadde in una profonda crisi finanziaria. Il patron che tante risorse aveva profuso non riuscì ad iscrivere la squadra al campionato Nazionale di serie C2 e il glorioso club dopo 100 anni di storia rischio’ di sparire dal panorama del calcio italiano. Cosa successe?

“Ricordo con grande affetto il Presidente Franco Rusconi, che considero personalmente un uomo di grandi valori, sia per la società che per l’intera città. Al suo fianco, figure come Elio Pintus e il mio caro amico Mauro Putzu hanno rappresentato punti di riferimento altrettanto importanti.
Ricordo che alla fine del campionato, Rusconi si trovò ad affrontare una serie di difficoltà economiche: nonostante i consistenti investimenti fatti negli anni precedenti, non riuscì a iscrivere la squadra al campionato di Serie C2. Durante il suo mandato, probabilmente non riuscì a trovare le persone giuste per una gestione ottimale della società. Fu allora che intervenimmo noi, Le Vecchie Glorie.
In quel periodo, ci facemmo avanti con una lettera indirizzata all’allora Sindaco Gianni Giovannelli (in fondo copia della lettera), il quale rispose prontamente e si impegnò affinché la società non fallisse dal punto di vista sportivo. Il Sindaco accolse con entusiasmo la nostra proposta, e insieme riuscimmo a scongiurare la scomparsa dell’Olbia Calcio dal panorama calcistico. Questo obiettivo fu raggiunto anche grazie al sostegno dell’amico Tariko, un investitore russo, il cui contributo permise l’iscrizione della squadra al campionato di Eccellenza”.

Cosa spinse un gruppo di sportivi olbiesi a intraprendere un cammino così tortuoso nel mondo del calcio partendo da tre categorie inferiori?

“Fu la passione a spingerci, insieme all’attaccamento alla maglia bianca e all’amore infinito per la nostra amata città. Vedemmo in quella situazione un’occasione per offrire un contributo alla comunità, e comprendemmo che, senza questi sentimenti, sarebbe stato impossibile assumersi un impegno di tale portata, in cui le responsabilità spesso andavano oltre il mondo del calcio”.

Come avete trovato le risorse finanziarie e come siete riusciti a coinvolgere la città, la tifoseria e i sostenitori?

“In poco tempo formammo una squadra composta quasi interamente da calciatori olbiesi e, nel primo anno, ci salvammo all’ultima giornata. La soddisfazione fu immensa, così come l’emozione, ma proprio in quei momenti comprendemmo quanto fosse complesso il ruolo di dirigenti di una squadra di calcio. Spinti dalla testardaggine, dall’amore per la maglia e da uno spirito di abnegazione, decidemmo di proseguire l’avventura, sempre con il sostegno finanziario di Tariko.
Per l’occasione, riuscimmo a coinvolgere alcune aziende della città che, riconoscendoci meritevoli della loro fiducia, ci offrirono il loro supporto. Al terzo anno di gestione, centrammo infine la promozione in Serie D”.

In pochi anni con una gestione attenta e facendo ricorso alle aziende locali ed a numerosi calciatori olbiesi avevate riportato la squadra in serie D.

“Fu un grande risultato ed un’emozione immensa. Eravamo riusciti a portare la squadra in un palcoscenico più consono ai nostri tifosi, i quali non ci facevano mai mancare il loro apporto e sostegno seppure giocando in categorie inferiori”.

La dirigenza Marino che subentrò al vostro gruppo riuscì a centrare la promozione già al primo anno, questo attraverso una squadra già competitiva rafforzata dal contributo di alcuni calciatori provenienti dal Cagliari e poi per ben otto anni l’Olbia Calcio ha calcato i campi di serie C, prima di retrocedere nuovamente in quarta serie. Quali consigli si possono dare all’attuale proprietà per risalire la china?

“Non credo di essere in grado di offrire suggerimenti all’attuale società, che può contare su persone competenti, impegnate da molti anni nel mondo del calcio. La nostra esperienza ci insegnò che, per avere successo in questo sport, sono necessarie molte componenti: programmazione, organizzazione, un pizzico di fortuna e, soprattutto, la capacità di mantenere sempre fiducia nei ragazzi e nell’ambiente, poiché solo dando fiducia è possibile riceverla in cambio. Sono comunque certo che la situazione migliorerà presto e spero che – magari con qualche rinforzo – si riesca a invertire la rotta nel prossimo futuro”.

La domanda sembrerà banale ma rifaresti la scelta di prendere l’Olbia?

“Su questa domanda vorrei passare oltre. Sono stati per me cinque anni intensi che nella vita si possono vivere una volta sola ma nel cuore rimane un pensiero. Sempre e comunque forza Olbia”.

La nostra conversazione con Pino Scanu, ex calciatore e Presidente dei “bianchi”, si conclude con parole cariche di emozione. Dalle sue riflessioni traspare una passione profonda, unita a un amore incondizionato verso questa squadra e da un senso di gratitudine per il sostegno di tanti coraggiosi tifosi. È proprio grazie a questo spirito e alla dedizione dei suoi sostenitori che la squadra è stata salvata dal baratro, per essere poi affidata a coloro che hanno regalato alla città e ai tifosi otto anni indimenticabili di calcio in terza divisione nazionale.
In un’epoca in cui il calcio sembra dominato dal dio denaro, è rincuorante vedere che esistono ancora persone che credono nei valori autentici della vita e dello sport.

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