ARZACHENA. Gigi Riva non è stato solo uno dei più grandi attaccanti di tutti i tempi e il calciatore che ha condotto il Cagliari a vincere nel 1970 uno storico scudetto. Per la Sardegna è stato e sarà per sempre una leggenda, un rappresentante perfetto della sardità, del riscatto sportivo e sociale dell’Isola nei confronti del resto d’Italia.
Di questo e tanto altro si parla nel libro, presentato a Cannigione, “Gigi Riva. Il campione, l’amico, il mito” edito da Carlo Delfino editore e scritto da Umberto Oppus e Mario Fadda.
L’evento, organizzato dall’associazione Liberamente Me e promosso dall’Assessorato alla Cultura del comune di Arzachena, ha visto la presenza dei due autori, dell’editore Carlo Delfino e a sorpresa dell’ex calciatore Renato Copparoni, compagno di squadra e amico di Gigi Riva, che hanno dialogato con Maria Antonietta Azara, presidente dell’associazione e organizzatrice della rassegna letteraria “Liberamente sopra le righe”.
Un libro che si articola in settanta interviste, settanta come l’anno dello scudetto, realizzate a compagni di squadra, calciatori, sportivi e giornalisti che hanno voluto ricordare “Rombo di tuono”, scomparso lo scorso 22 gennaio.
“L’idea di questo libro è nata subito dopo la morte di Gigi – afferma Carlo Delfino – e un ruolo determinante lo ha avuto Renato Copparoni, che ci ha messo in contatto con tanti ex compagni di squadra e personaggi del mondo del calcio. L’obiettivo era tracciare un ricordo non stereotipato di un uomo che ha unito la Sardegna da nord a sud”.
“Gigi Riva viene acquistato dal Cagliari nell’estate del 1963 – spiega Mario Fadda – ma all’inizio non voleva rimanere in Sardegna. L’amore con Cagliari e con l’Isola nasce gradatamente, e con il tempo si crea un attaccamento con la Sardegna e i sardi che diverrà indissolubile”.
“Gigi si lega definitivamente alla Sardegna nell’estate del 1968 – racconta Renato Copparoni – quando la società decide di venderlo per problemi economici. Tutta la Sardegna si mobilita per evitare la cessione e da quel momento Gigi Riva diventa più sardo dei sardi”.
Nel corso della serata sono stati condivisi diversi aneddoti che evidenziano l’unicità di un calciatore e uomo che ha fatto la storia ed è stato amato e rispettato da tifosi e avversari. Su tutti, il no all’avvocato Agnelli e il rifiuto del trasferimento alla Juventus, con un assegno in bianco mai compilato, l’abbraccio con Roberto Baggio dopo il rigore decisivo sbagliato nella finale dei mondiali contro il Brasile a Usa ’94, e la sua scelta di non accettare mai di fare da testimonial pubblicitario per nessuna azienda.
Di contro, una volta decise di accompagnare il suo compagno e amico Copparoni ad un raduno di giovani calciatori a San Gavino Monreale, dove erano radunate circa cento persone. Quando si sparse la voce che era presente Gigi Riva arrivò gente da tutto il circondario e in un’ora lo stadio si riempì di cinquemila persone. Questo era Gigi Riva, l’hombre vertical, che amava il silenzio e faceva parlare soprattutto il suo sinistro e la sua maglia numero undici.
































