Caro Tommy, ora possiamo dirlo. Tutti noi che ci occupiamo di comunicazione in città sapevamo che questo giorno sarebbe arrivato presto, purtroppo, e ci avrebbe lasciato senza fiato. Solo tu davi l’idea che non sarebbe accaduto così in fretta.
Hai combattuto come un leone con forza e, soprattutto, resilienza, cercando di sfatare il tabù del cancro che non si pronuncia e di cui non si parla. Tu, al contrario, lo hai messo al centro e ne hai fatto un programma di intrattenimento, invitando i medici a parlare di prevenzione e di cure; ne hai fatto uno slogan, “non mollare mai”, e sei stato coerente finché hai potuto e finché la tua voce di talento naturale aveva quel suono che ti ha reso famoso nella tua seconda vita a Olbia.
Ci siamo visti dal barbiere circa due mesi fa. “Mi sto dando una sistemata perché devo fare un salto a Milano. Che sfiga – mi avevi detto – mi sono ripartiti i marker e mi vogliono rivedere. Stavo benissimo. E vabbè, viaggio più viaggio meno”.
Come sempre, malgrado il tuo viso fosse segnato, continuavi con il tuo solito ottimismo a parlare del futuro: gli impegni imminenti con le gare dei rally da commentare, le remate, le serate che cominciavi a programmare per l’estate. E poi d’un tratto mi dicesti che il tuo tumore, tutto sommato, era meglio della depressione. “Pensa come si sta male in depressione. Ti vedi dentro un tunnel senza uscita. Deve essere terribile. Questo, per fortuna, non mi è mai successo. Brutta cosa”.
Una di quelle affermazioni che ti lasciano attonito. Io che annuivo senza provare a dirti che dalle depressioni con un bravo psichiatra e i farmaci giusti se ne esce. Dal cancro che cresce dentro di te ogni giorno di più, invece, non c’è partita: prima o poi si perde.
“Sai – avevi aggiunto – qualcuno mi ha criticato per aver detto pubblicamente di avere un tumore. Mi hanno predetto che nessuno mi avrebbe più chiamato per fare serate invece, grazie a Dio, sto lavorando benissimo. Io credo che a dire le cose come stanno non si sbaglia mai”.
Impossibile ricordare tutte le cose che abbiamo condiviso da quando sei arrivato a Olbia dalla tua Milano. La radio e la musica sono sempre state le tue grandi passioni, ma guai a chiamarti DJ. Non ti è mai piaciuta quella definizione perché tu facevi altro. Tu comunicavi e lo facevi con grande preparazione ed estrema sicurezza. Una delle tue doti era la calma, unita a quella caratteristica maniera di affrontare le cose senza mai farti prendere dall’ansia.
Da quando ti ho conosciuto non ti ho mai sentito fuori dalle righe. Mai un’invettiva né una parola sconcia anche nei confronti di chi ha provato, invano, a farti del male. Anche se soffrivi per i torti subiti che in alcuni casi ti sono costati persino il posto di lavoro, tu hai sempre pensato di avere forza e muscoli per ripartire. Contro l’invidia diffusa, alla faccia di chi vive guardando il piatto degli altri.
Tommy, eri paziente e tranquillo anche quando qualcuno tentava, per gelosia, di farti franare il terreno su cui camminavi perché sapevi di poter contare su talento e testa per superare le tempeste e gli strali dei nemici, sempre pronti a strapparti le posizioni di primo piano.
Tommy era Tommy e non ce ne sarà un altro. Un uomo serio, educato e rispettoso del prossimo. Valori che hai condiviso con tua moglie Fabiola, che ha combattuto al tuo fianco senza mai venir meno al patto d’amore suggellato dai tre figli. Loro avranno ancora bisogno di te, della tua guida e delle tue certezze. E sono sicuro che ci sarai. Per questo non riesco a dirti addio anche se il mondo sarà un po’ più vuoto senza di te, ma soltanto ciao Tommy, ci vediamo.

































