Un grande silenzio regna attorno alla squadra olbiese, sembra che le sorti delle maglie bianche non interessino proprio a nessuno. La città, avvolta nell’euforia estiva, pare non interessarsi dell’Olbia Calcio e delle vicende di una squadra che sta per compiere centoventi anni di storia.
Dopo l’amara e dolorosa retrocessione, la compagine bianca sembra essersi dissolta con l’arrivo dei primi caldi di stagione. La proprietà svizzera sta cercando di salvare il salvabile districandosi in un labirinto di debiti e creditori che, se da una parte sono stati dormienti fino a marzo, dall’altra è vero che i debiti contratti devono essere pagati.
Doveroso è però riconoscere alla precedente dirigenza la capacità di aver saputo tenere in stand by tutti coloro che avevano diritto a vedere onorate le proprie spettanze, anche se ormai i cordoni del pudore per la voragine di debiti si sono aperti e le cifre che circolano parlano di circa quattro milioni di euro. Importi che rappresentano un ostacolo troppo impegnativo per chiunque voglia anche solo provare a dare un segnale di ingresso nell’Olbia Calcio.
È davvero strano che la città economicamente più evoluta della Gallura non riesca ad esprimere una classe dirigenziale che possa affiancare l’attuale proprietà nella conduzione della squadra verso acque più tranquille. La zona industriale del capoluogo gallurese pullula di attività brillanti e operative dodici mesi all’anno, la parte della cantieristica nautica rappresenta un vero fiore all’occhiello non solo per Olbia ma per tutta la Gallura, eppure tutto tace, almeno per ora.
Sembrerebbe infatti che ci sia un imprenditore sardo a capo di una cordata di coraggiosi operatori pronti a “dare una mano” alla gloriosa squadra bianca; certo, nessuno entrerebbe mai in una società che vanta un monte debiti così importante, ma in Svizzera non fanno bene soltanto il cioccolato, a volte riescono bene anche le joint venture, o meglio, le alleanze tra entità interessate a un medesimo obiettivo. Che sia la volta buona?
Nella calura estiva si bisbiglia che alcuni imprenditori sardi sarebbero disposti a gestire la parte tecnica dell’Olbia Calcio, occupandosi principalmente della squadra e dei calciatori, lasciando alla Swiss Pro la proprietà della squadra e la pianificazione per risanare la parte economica. Se son rose, fioriranno.
Per ora, il calcio a Olbia sembra essere solo oggetto di chiacchiere, a parte il cuore dei tifosi che non ha mai smesso di battere e non si arrende all’attuale fase di stallo. La “Curva” dei fedelissimi nei giorni scorsi ha comunicato il suo pensiero puntando richiamando tutti alle responsabilità e al rispetto verso la maglia bianca.
Intanto, vogliamo sottolineare lo stato impietoso delle condizioni in cui versa il manto erboso dello stadio Bruno Nespoli, completamente abbandonato dopo l’ultima partita casalinga contro la Spal. È proprio vero che i guai non arrivano mai da soli.
Sul fronte squadra, è ancora tutto in divenire, in attesa che qualcosa si sblocchi per capire definitivamente cosa succederà alle casacche bianche
































