La comunità di Arzachena attende di conoscere la data dei funerali per poter dare l’ultimo saluto a Giovanni Fresi, ucciso dal figlio Michele nella notte fra il 27 e 28 dicembre. Con tutta probabilità la data si conoscerà domani e, per quel giorno il sindaco Roberto Ragnedda firmerà l’ordinanza di lutto cittadino.
Al momento le autorità non hanno ancora rilasciato il nulla osta per la celebrazione del rito funebre, accrescendo il dolore e la tristezza della famiglia e di tutta la popolazione, sconvolta da una tragedia incredibile.
Michele Fresi è rinchiuso nel carcere sassarese di Bancali, con i capi d’accusa di omicidio aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali.
Chi conosceva bene padre e figlio conferma che purtroppo quanto successo è l’escalation di una serie di episodi di aggressività e violenza che più volte nel corso degli anni Michele Fresi aveva manifestato.
Aggressività e consumo di droga rappresentano la conseguenza di gravi problemi personali e psicologici che l’uomo ha iniziato a mostrare fin da bambino.
Inquietudini legate in maniera evidente all’assenza della madre, che abbandonò il figlio all’età di quattro anni, deputando la crescita e l’educazione al padre. A questo si aggiungono forti scontri fra i genitori, con accuse e denunce reciproche che hanno creato uno stato latente di tensione nel ragazzo, con difficoltà a relazionarsi con i suoi coetanei già durante gli anni della scuola elementare.
La famiglia si è stretta a Giovanni per garantire a Michele una crescita serena, ma fin dall’adolescenza sono subentrati i primi problemi per l’utilizzo di droghe e le denunce per furto. Anche i tentativi di inserimento nel mondo del lavoro non hanno avuto successo a causa dell’insofferenza del ragazzo a regole e obblighi, e a nulla sono valsi i rimproveri e le reiterate punizioni per i suoi cattivi comportamenti.
Michele Fresi non ha mai avuto un lavoro stabile, e al suo sostentamento hanno sempre provveduto il padre e la sua famiglia. Da pochi mesi era andato a vivere da solo, con una scelta avallata da chi gli stava vicino forse per garantirgli i propri spazi e una parziale indipendenza.
Negli ultimi tempi si racconta di lavori saltuari e frequentazioni poco raccomandabili che hanno accresciuto le sue problematicità. Una situazione che ha profondamente segnato la famiglia, la quale ha cercato di affrontare queste difficoltà senza tuttavia trovare delle soluzioni adeguate.
In tanti si sono chiesti se le istituzioni, la comunità o la famiglia stessa potessero fare di più per evitare questo tragico epilogo.
Quel che è certo è che va rispettato il dolore e la sofferenza della famiglia Fresi. Una sofferenza non facile da affrontare in questi anni, così come non è stato facile chiedere l’aiuto da tanti invocato. Un dolore straziante che porta da una parte a rendere l’estremo saluto a Giovanni e dall’altra parte a vedere Michele rinchiuso in un carcere.
































