Olbia 12 febbraio 2026 – La delinquenza a Olbia è al centro del dibattito e ora arriva un un appello rivolto alle comunità cristiane. A rilanciare il tema è don Gianni Satta, che invita i confratelli a riprendere la riflessione proposta nell’ultimo editoriale di Olbianova. Nel suo messaggio, il sacerdote parte da una constatazione netta: “A un certo punto è la situazione che si impone”.
Secondo don Gianni Satta, parroco di San Polo apostolo, è che la questione non può più essere considerata un argomento marginale o confinato alle cronache di singoli episodi. “La realtà descritta non è nuova, è conosciuta. Ma quando viene evidenziata pubblicamente ci mette tutti spalle a muro”. È in questo passaggio che il sacerdote colloca la necessità di un’assunzione di responsabilità, perché l’esposizione pubblica della situazione impone una risposta collettiva, non solo individuale.
Nel testo, don Gianni Satta chiarisce il perimetro del problema e la sua portata sociale. “Non è semplicemente una questione individuale o personale da risolvere con una buona coscienza ma è una emergenza sociale”. Da qui la conseguenza che, per il sacerdote, non può essere evitata: “Dunque, anche, ecclesiale”. La microcriminalità viene letta come un fenomeno che incide sulla vita quotidiana e sul clima cittadino e che interroga anche le comunità parrocchiali.
La sollecitazione è diretta. Il sacerdote mette a confronto la molteplicità di iniziative che abitualmente riempiono l’agenda delle parrocchie con l’esigenza di affrontare un tema che riguarda la città nel suo insieme. “Tra le mille locandine, benemerite, quando come comunità cristiane, parrocchiali, possiamo mettere a tema la questione, almeno in modo coordinato?”. La richiesta non è solo quella di parlarne ma di farlo con un metodo condiviso, evitando frammentazioni e iniziative isolate.
Nel messaggio emerge anche un’esigenza di chiarezza sul linguaggio e sugli atteggiamenti. don Gianni Satta richiama il rischio di indulgere in narrazioni che attenuano la gravità dei comportamenti o li rendono accettabili. E lo dice in modo esplicito: occorre agire “senza favorire e giustificare stili che non ci appartengono, che sono lontani dalla vita buona del Vangelo?”. È una frase che punta a un confronto interno, perché riguarda la testimonianza pubblica delle comunità cristiane e il modo in cui si collocano dentro le dinamiche cittadine.
Il sacerdote non si ferma alla dimensione della sicurezza. Inserisce il tema dentro un quadro più ampio e pone una serie di domande che chiamano in causa la vita sociale. “Ecumenismo? Rapporti intereligiosi, scolarizzazione, accoglienza, abitazioni, lavoro dignitoso…?”. L’elenco indica, nell’intenzione, la necessità di collegare la discussione sulla delinquenza ai fattori che attraversano il territorio, dalle politiche educative alla tenuta delle relazioni sociali, fino alle condizioni materiali di vita.
Il messaggio di don Gianni Satta si chiude lasciando sul tavolo una richiesta di responsabilità che riguarda la città e la dimensione ecclesiale. La delinquenza, letta come “emergenza sociale”, viene presentata come un punto su cui le comunità cristiane sono chiamate a misurarsi con una scelta di campo chiara, con un coordinamento tra parrocchie e con uno sguardo che tenga insieme sicurezza, inclusione e condizioni di vita.
































