Tempio 16 febbraio 2026 – Volti algidi e mani sporche di sangue nel cuore della festa. Un’Isola donna trafitta da un razzo prodotto dalla RWM. Uomini in tuta mimetica con lanciarazzi, la maschera di Draghi e cartelle farcite di banconote, figuranti in giallo con scorie nucleari, un generale dall’eleganza nazista e un richiamo al 41bis, persone che portano sulle spalle pannelli solari e pale eoliche.
Dentro la sfilata del carnevale di Tempio Pausania irrompe la protesta di Ventu Ribestu, presidio permanente del Popolo Sardo. Il gruppo, organizzato e regolarmente autorizzato, sceglie la strada dell’impatto visivo per promuovere il No senza esitazioni a tutte le servitù che gravano sull’Isola: militari, politiche ed energetiche.
La rappresentazione spiazza il pubblico. Per alcuni istanti i figuranti vengono confusi con maschere tradizionali ma poi arrivano gli applausi. La protesta si mescola a lazzi e coriandoli, interrompe il silenzio nel rumore della festa e cattura l’attenzione. Dietro le maschere bianche e nere nessuna emozione visibile. Il messaggio è quello di una Sardegna descritta come terra di conquista.
A scandire la performance soltanto un gong. “Questo è il suono della morte della Sardegna ma noi faremo di tutto perché non soccombere – dice Peppino Carta, uno dei portavoce di Ventu Ribestu -. Stiamo lottando incessantemente. Siamo venuti qui a rappresentare tutte le servitù e sono proprio quelle che dobbiamo combattere, quell’energia che ci stanno importando e non ci serve, servitù industriali e ora servitù carcerarie. In Sardegna abbiamo una fabbrica di bombe che sta massacrando i bambini su tutta la Terra e qui la gente continua a giocare e a far finta di nulla. Noi siamo venuti qui per manifestare un momento di rabbia che dobbiamo combattere tutti assieme. In piazza tutta questa gente deve impegnarsi a risolvere i problemi che ci affliggono”.
E aggiunge: “Noi stiamo manifestando in tutta l’Isola con presidi sparsi a favore dei pescatori, contro la fabbrica delle bombe, contro le servitù militari, contro le scorie. Abbiamo voluto rappresentare tutta la nostra sofferenza in un evento dove il dolore viene allontanato. Non dobbiamo dimenticarci chi siamo e soprattutto difendere la nostra legittima libertà”.

































