Olbia 17 febbraio 2026 – Si sono concluse questa mattina le operazioni peritali sull’imbarcazione al centro dell’inchiesta. Le verifiche hanno riguardato in particolare l’impianto elettrico e il sistema di ricarica delle batterie. Presente anche il procuratore Gregorio Capasso che ha seguito l’avvio delle attività per alcune ore prima di lasciare il sito.
Alle operazioni hanno partecipato i legali Giampaolo Murrighile per la proprietà dell’imbarcazione (che fino a ora non risulta iscritta nel registro degli indagati), Gabriele Satta per la famiglia della giovane vittima, i consulenti tecnici già nominati e due ingegneri esperti in elettronica provenienti da Livorno, indicati come ausiliari del consulente del pubblico ministero.
Le batterie del pozzetto, destinate ai servizi, sono state sbarcate mentre quelle dei motori sono rimaste alloggiate. L’imbarcazione è stata collegata alla corrente di banchina e sono stati avviati i motori per verificare il funzionamento del sistema di ricarica. Sono stati controllati amperaggio e voltaggio per accertare il livello di carica e l’efficienza complessiva dell’impianto.
Secondo quanto emerso durante il confronto tecnico, il sistema di ricarica presenterebbe alcune possibili criticità che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti. In particolare si dovrà chiarire se il cosiddetto stacca batterie operi correttamente o se mantenga una tensione persistente su alcune batterie. Su questo punto si è registrato un confronto tra i consulenti delle parti con valutazioni differenti sui parametri rilevati.
Al termine delle verifiche tutte le batterie sono state reimbarcate e riposizionate. Nei precedenti accessi non erano emerse criticità significative se non su un singolo elemento e i livelli tossicologici riscontrati non avevano superato le soglie di guardia.
Resta ora da accertare anche alla luce delle consulenze medico legali se vi sia stata un’intossicazione e se questa possa essere collegata a un eventuale malfunzionamento del sistema di ricarica. Un ulteriore interrogativo riguarda il mancato allarme dei rilevatori di tossicità nonostante il rinvenimento di acido solfidrico nei tessuti del giovane.
Allo stato attuale la proprietà dell’imbarcazione non risulta iscritta nel registro degli indagati. Si attendono gli sviluppi degli approfondimenti tecnici.
































