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Omicidio Fresi, la Corte spiega la condanna: piena responsabilità dell’omicida. La droga non giustifica

Le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise ricostruiscono la dinamica dell’aggressione ad Arzachena e chiariscono la valutazione tecnica sullo stato mentale dell’imputato

Mauro Orrù di Mauro Orrù
8 Gennaio 2026 ore 20:59
in Cronaca, Top
Tempo di lettura 2 min.
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Olbia 8 gennaio 2026 – La Corte d’Assise di Sassari ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo nei confronti di Michele Fresi, ritenuto pienamente imputabile per l’omicidio del padre, Giovanni Fresi, e gli altri reati contestati. I giudici hanno escluso condizioni psichiche tali da compromettere la capacità di intendere e di volere al momento dei fatti, affermando che l’assunzione volontaria di un mix di droghe non può ridurre la responsabilità penale.

Secondo la ricostruzione processuale dei fatti avvenuti nella notte tra il 27 e il 28 dicembre 2023 ad Arzachena il 28enne avrebbe assunto un mix di sostanze stupefacenti tra cui Lsd, cocaina e marijuana oltre ad alcol. In preda a uno stato di forte alterazione iniziò la notte aggredendo un’amica provocandole gravi ferite. Successivamente uscì in strada armato di una mazza di legno seminando paura nel centro cittadino.

Nel tentativo di fermarlo e riportarlo alla calma il padre Giovanni Fresi, orafo di 58 anni, intervenne. In quell’occasione il giovane colpì ripetutamente il genitore alla testa con la mazza provocandone la morte. Durante la stessa notte il parricida avrebbe anche colpito due Carabinieri intervenuti per arrestarlo ferendoli.

Nelle motivazioni depositate la Corte ha analizzato le perizie psichiatriche e i comportamenti successivi all’aggressione rilevando la capacità dell’imputato di comprendere e controllare le proprie azioni nonostante l’assunzione di sostanze. I giudici hanno inoltre sottolineato che Michele Fresi possedeva competenze tali da valutare le conseguenze dell’uso sconsiderato di droghe escludendo così qualsiasi automatismo tra l’assunzione di stupefacenti e la perdita di controllo.

La sentenza di ergastolo con isolamento diurno per un anno e risarcimento del danno alle parti civili è stata pronunciata il 7 ottobre 2025 dalla Corte d’Assise del tribunale di Sassari. Il procuratore di Tempio Pausania aveva inizialmente richiesto una pena di 30 anni tenendo conto di eventuali attenuanti mentre la difesa ha già annunciato il ricorso in Appello.

Con il deposito delle motivazioni si apre ora la fase per eventuali impugnazioni davanti ai giudici di grado superiore in una vicenda che ha suscitato forte impressione nella comunità locale.

 

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