Olbia 3 gennaio 2026 – La poesia Piero Bardanzellu “Da minnannu a nipoti (Un annu in gaddhuresu)” è un racconto in versi che attraversa i dodici mesi dell’anno seguendo il ritmo della natura, del lavoro e delle tradizioni della Gallura.
Con uno sguardo che unisce memoria ed esperienza, l’autore accompagna il lettore da gennaio a dicembre restituendo atmosfere, fatiche e speranze legate al clima, ai campi, alla pastorizia e alla vita comunitaria. Ogni mese diventa occasione per osservare il rapporto profondo tra l’uomo e la terra, tra il tempo che passa e quello che ritorna.
Il titolo chiarisce subito l’intento: è una poesia pensata come un lascito, una narrazione “da nonno a nipoti”, in cui la lingua gallurese diventa strumento di trasmissione culturale e identitaria. Non c’è nostalgia retorica, ma il desiderio di conservare parole, immagini e valori di un mondo che vive nei gesti quotidiani e nel ciclo delle stagioni:
DA MINNANNU A NIPOTI
(Un annu in gaddhuresu)
Cumincia cun Gjnnaggju
Agliola polta la ‘ncugna
sempri lu più fritosu,
e alligria illa cussoggja,
di mali polta un traggju
si gjulguddhoni e rugna
cun tutti irrispittosu.
no l’ani fattu a rasopggja.
E sighi cun Friaggju,
Austu brusgja tuttu
ribestu e traditori,
chi caldu è pa natura,
insembi fani paggju
la ‘jenti è a bulbuttu
pa danni e pa dulori.
cilchendi la friscura.
Dapoi arrea Malzu,
Cambiggja a Capidannu
ch’ arreca l’ea pal tutti
la solti di ca trabaddha
ma è ancora lu più falzu
e pal minor’ e mannu
e no sempri dà frutti.
po èsse tricu o paddha.
Abbrili è tuttu ‘n fiori
Santigaini prippara
cand’è a filu drittu,
tarreni e bistiamu
ma siddhu v’à errori
pa affruntà in drizzura
paldi polciu e caprittu.
di la ‘jenti lu cram.u
Maggju è lu più dunosu
A Santandria l’èa noa
palchì nascini l’amori
allatta rìi e funtani,
e andani a dugna sposu
gjuchendi a coa coa
patroni, giualgj e pastori.
s’ insìghini sera e mani.
A Làmpata fochi ci sò
A Pasca di Natali,
pa l’amistai rinfulzà
candu fala la fiocca,
cu brinchi cantu si po
sànani tutti li mali
e cori d’affagnà.
si lu paldonu tocca.
PIERO BARDANZELLU
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DA NONNO A NIPOTI
(Un anno in gallurese)
Comincia con gennaio,
porta freddo e sfortuna,
sempre il più gelido,
e allegria nelle cantine,
di mali ne porta un carico,
si imprecano e si brontola,
con fare irrispettoso,
non l’hanno fatto di proposito.
E segue febbraio,
agosto brucia tutto,
ribelle e traditore,
che il caldo è per natura,
insieme fanno peggio,
la gente è in agitazione,
per danni e per dolori,
cercando la frescura.
Poi arriva marzo,
cambia a Capodanno,
che porta l’acqua per tutti,
la sorte di chi lavora,
ma è ancora il più ingannevole,
per il piccolo e il grande,
e non sempre dà frutti,
può essere ricco o vuoto.
Aprile è tutto in fiori,
Sant’Ignazio prepara,
quando va per il verso giusto,
campi e bestiame,
ma se c’è qualche errore,
per affrontare con decisione,
si perde agnello e capretto,
e la gente lo teme.
Maggio è il più generoso,
Sant’Andrea l’acqua nuova,
perché nascono gli amori,
nutre fiumi e fontane,
e vanno a ogni sposo,
giocando a rincorrersi,
padroni, contadini e pastori,
si incontrano sera e mattina.
A San Giovanni i fuochi ci sono,
A Natale, Pasqua,
per rafforzare l’amicizia,
quando cade la neve,
con brindisi e canti si può
guarire da tutti i mali
e i cuori affaticati.
Se il perdono arriva.
PIERO BARDANZELLU
































