Olbia 9 settembre 2025 – Alle provinciali non ci sarà sfida, non ci sarà confronto, non ci sarà nulla. Solo Settimo Nizzi candidato presidente. Una lista unica, dieci nomi, un simbolo messo lì tanto per sporcare un foglio. Fine della competizione. Fine del pluralismo. Una democrazia ridotta a karaoke: uno canta, gli altri ascoltano.
Il nome scelto per l’ente poi è l’ennesima prova di coraggio mancato. Nord Est Sardegna. Non Provincia di Olbia, troppo diretto, troppo vero. Meglio un’etichetta annacquata, così nessuno si offende. Paura che la parola Olbia pesi troppo. Paura che la città da 60 mila abitanti con porto e aeroporto internazionali, che ancora crea lavoro mentre altrove si emigra, sembri ingombrante. Meglio far finta di niente, così si accontentano tutti, compresi i tempiesi. Ancora questa asfittica e nauseante schermaglia. Non c’è la parola Tempio? Allora neanche Olbia! Provincia Gallura Nord Est. Che stizza!
E poi ecco il logo. Un disegnino che pare uscito da un compito in classe delle elementari: un sole, una collina, una striscia e un po’ di mare. Non un simbolo, ma una macchia. Nulla che faccia storia, nulla che resti. Un segno d’improvvisazione che fotografa bene lo spirito della partita: facciamo tanto per fare, tanto il risultato è già deciso. Nessuno sprechi energie, neanche il grafico! Anche lì, mi raccomando non dimentichiamo il Monte Acuto altrimenti da Alà dei Sardi e da Buddusò si offendono. Come se non citarlo corrisponda alla cancellazione della realtà. Per fortuna usi e cultura dei popoli non si fortificano con i simboli elettorali, specie se sono persino banali come questo e di cui non resterà nulla.
Insomma, la sola riunione che conta è stata quella a porte chiuse al museo, dove Nizzi ha giocato la solita mano da professionista: contava raccogliere tutti intorno a sé, anche chi in teoria dovrebbe stare dall’altra parte. Persino Francesco Lai, sindaco di sinistra di Loiri Porto San Paolo, ora è candidato al consiglio provinciale. Destra, sinistra, centro: quando il tavolo è quello giusto, le differenze evaporano. Oggi il presidente del consiglio comunale di Olbia Marzio Altana ha consegnato i documenti a Rino Piccinnu, ex consigliere comunale di Olbia, un tempo Margherita e poi PD. Grandi sorrisi ed estrema cordialità.
Il 29 settembre, quindi, assisteremo a un’elezione-farsa. Non si sceglie, si ratifica. Un’elezione di secondo livello perfetta per i politici con sindaci e consiglieri che si votano tra loro e la gente zitta e muta. A proposito di politica locale, mi raccomando che nessuno si muova, stia immobile e al massimo resti a guardare. Nessuno che osi dire che forse sarebbe il momento di costruire una nuova generazione, visto che il mandato di sindaco a Olbia finisce tra due anni. Ma no, ricambio non pervenuto. Certamente nessuno della sua stessa maggioranza dirà una parola. Meglio lasciare che il presidente-sindaco-collezionista continui a prendere tutto.
Perché questo è: una collezione. Fasce, incarichi, poltrone. Comune, Provincia e poi Regione. La candidatura è già sul tavolo, come preannunciò Pietro Pittalis a Olbia dopo il dispositivo di decadenza di Alessandra Todde. Il resto? Un giro di sedie vuote. Con tanti saluti a Pietro Carzedda, Marco Balata, Sabrina Serra e Bastianino Monni che restano in lista d’attesa. Sempre pronti, mai chiamati. Posto riservato sullo strapuntino, mentre il palcoscenico se lo prende sempre lo stesso attore: Il re sole/o.
































