Anche Olbia ha partecipato alle Giornate Europee del Patrimonio e, oggi 26 settembre, ha messo in bella mostra la sua storia e tantissime persone hanno partecipato alle visite alla necropoli di San Simplicio e ai tratti dell’acquedotto di età romana.
Dalle 10 alle 13 è stato possibile accedere gratuitamente alla necropoli di San Simplicio, fiore all’occhiello dei siti archeologici di Olbia. Nella piccola area musealizzata è possibile ammirare gran parte della storia millenaria di Olbia, in particolare dalla fase di frequentazione della città da parte dei Greci di Focea (630-510 a.C.) fino all’età giudicale in cui Olbia (allora chiamata Civita) era la capitale del Giudicato di Gallura.

Nel 2011, durante la realizzazione della nuova piazza San Simplicio, furono ritrovate circa 450 tombe risalenti all’età romana, due pozzi di età greca, la rampa di accesso monumentale al tempio di Cerere (che sorgeva esattamente dove oggi si trova la basilica di San Simplicio) e la fornace medievale utilizzata per la costruzione dell’ex cattedrale della diocesi di Civita.
Nel pomeriggio l’archeologo Francesco Carrera, responsabile della sede operativa di Olbia della Soprintendenza, ha spiegato nei dettagli l’acquedotto romano, con quattro tappe che hanno attraversato via Mincio, via Canova, via Nanni e infine la Locanda del Conte Mameli in via delle Terme.

Si trattava di un’opera monumentale, che raggiungeva anche i 16 metri di altezza, realizzata in almeno due fasi (I e III secolo d.C.) e che andava ad alimentare i due impianti termali presenti nella città romana imperiale: il primo in via delle Terme, il secondo in via Nanni.
Secondo Carrera fu una calamità naturale, un’alluvione nello specifico, a distruggere parte dell’acquedotto del I secolo, che fu quindi poi in parte restaurato e in parte ricostruito intorno al III secolo. Come mai allora ci sono così pochi tratti delle arcate dell’acquedotto ancora esistenti, a parte quelli presenti in località Sa Rughittula?
“Furono probabilmente i Vandali a distruggerlo – le parole di Carrera – nel momento in cui attaccarono la città romana e affondarono le navi nel porto, ritrovate durante gli scavi nel tunnel nel 1999. Quando si assediava una città e la si voleva far capitolare, la prima cosa che si cercava di fare era evitare gli approvvigionamenti idrici e alimentari. Probabilmente Olbia fu attaccata su vari fronti e poi, una volta conquistata, fu completamente rasa al suolo”.

Tanti i progetti che in futuro riguarderanno il patrimonio storico-archeologico di Olbia: verranno posti in sicurezza la cisterna dell’acquedotto in via Mincio e la tettoia della fattoria romana di S’imbalconadu e sarà totalmente riqualificata, valorizzata e tutelata dai vandali (quelli odierni) l’area archeologica punica-romana di via Nanni. Saranno realizzati anche nuovi allestimenti al museo archeologico e sarà creata una nuova zona museale nell’area dell’ex Artiglieria.
Hanno partecipato alle visite guidate odierne non solo persone del luogo, ma anche alcuni turisti, intenzionati non solo a godere delle spiagge e del mare ma anche curiosi di scoprire la storia della nostra città: “La visita guidata all’acquedotto è stata interessantissima. Stamattina abbiamo visitato la necropoli e ci è piaciuta tantissimo – le parole di Serena e Paolo, in vacanza da Lucca -. È stato bellissimo vedere la tante stratificazioni storiche di Olbia nel corso dei secoli. Purtroppo si tende a pubblicizzare la Sardegna solo per le spiagge, ma qui avete un grande patrimonio storico e archeologico che dovete valorizzare e far conoscere”.































