OLBIA. Il giorno dopo a Bados nessuno ha voglia di parlare. La drammatica morte di Samuel Imbuzan, di 11 anni, ha scosso profondamente la comunità olbiese. Qualcuno si è avvicinato al luogo della tragedia e ha appeso al ramo di un albero bruciato un pupazzo azzurro con dei fiori bianchi. Un gesto semplice di affetto e vicinanza.
I genitori Daniel Romulus Imbuzan e Tatiana Lisi con il piccolo Samuel (gli altri due figli grandi non erano con loro) avrebbero dovuto lasciare la Sardegna oggi stesso. Erano arrivati domenica scorsa. Avevano programmato un paio di giorni di vacanza all’aria aperta con il loro camper. Nello spiazzo tra gli alberi, in fondo alla spiaggia di Bados, c’erano in totale due camper e una roulotte con il carrello per un piccolo natante. I tre si erano uniti a un gruppo di amici, italiani e romeni, forse incontrati qui in Sardegna. É andato tutto distrutto.
Ieri, come raccontano alcuni conoscenti, la famiglia Imbuzan aveva fatto un giretto in mare sul gommone nell’area marina interna di Bados. Una volta arrivati a riva si apprestavano a preparare il pranzo. Un momento spensierato per tutti. A bordo c’era anche Samuel.
Il resto della storia si conosce già. La fuga di gas dal fornello, le successive esplosioni e le fiamme che hanno ridotto in cenere i mezzi e la tragica consapevolezza che Samuel fosse rimasto dentro il camper.
Il magistrato ha disposto la rimozione del corpo ieri intorno alle 23:00. Poco prima sono intervenuti da Cagliari gli specialisti dei Vigili del Fuoco appartenenti al NIA (Nucleo Investigativo Antincendio) che hanno effettuato prelievi sul campo i cui risultati sono a disposizione della magistratura.
Ora, mentre Daniel Romulus Imbuzan si trova ricoverato al Centro ustioni di Sassari con il 40% del corpo bruciato, sarà la Procura a svolgere le indagini per stabilire con esattezza le cause che hanno trasformato una giornata di vacanza in tragedia.

































