Olbia 10 gennaio 2026 – Un progetto che cambia e si consolida lungo l’iter autorizzativo. Il piano di mitigazione del rischio idrogeologico “Olbia e le sue acque” è stato oggetto di modifiche rilevanti emerse durante la procedura di valutazione di impatto ambientale, su indicazione degli enti chiamati a esprimere pareri e autorizzazioni.
Tra i contributi più incisivi, quelli del genio civile di Sassari, che hanno portato all’estensione dell’intervento di sistemazione del Rio La Fossa anche a monte della confluenza con il Rio Ua Niedda, includendo l’adeguamento di attraversamenti inizialmente esclusi. Un’ulteriore richiesta ha riguardato il riu Cabu Abbas, alveo ricettore dello scolmatore del riu Abba Fritta, con un adeguamento idraulico che ha prodotto anche un miglioramento ambientale.
“È stata un’occasione importante per intervenire su interferenze consolidate nel tempo che avevano compromesso la funzionalità idraulica del corso d’acqua, in particolare attraversamenti di acquedotto e fognatura realizzati in modo inadeguato e potenzialmente pericolosi in caso di piena”, spiega Simone Venturini, ingegnere progettista Technital.
La revisione ha interessato anche il Rio San Nicola, con l’estensione dell’intervento a monte del ponte di via Figoni fino al ponte di via San Micheli-via Ferrini. La rimozione delle lastre in calcestruzzo ha consentito un migliore inserimento paesaggistico e una maggiore funzionalità idraulica in relazione al nuovo ponte.
“In questo modo il progetto ha permesso agli enti di ottenere la sistemazione idraulica di opere che altrimenti non avrebbero trovato una soluzione rapida”, aggiunge Simone Venturini.
La modifica più significativa rispetto alla prima versione riguarda però la gestione dei sedimenti dragati alle foci dei canali Seligheddu, San Nicola e Zozò. Su richiesta del servizio di valutazione d’impatto ambientale e della provincia di Olbia è stato previsto un lavaggio particolarmente spinto dei materiali, circa 120.000 metri cubi, destinati in gran parte a colmare l’area depressa di Colcò, dove si trova l’ex ostello della gioventù.
“Parliamo di sedimenti marini con un elevato contenuto di salinità, che possono essere collocati a terra solo dopo una preventiva rimozione del sale”, chiarisce Simone Venturini. Il trattamento sarà effettuato con un impianto mobile di lavaggio che opererà per alcuni mesi al molo Cocciani, dotato di vagli e idrociclone per la separazione e la disidratazione delle frazioni più fini. L’acqua utilizzata per il lavaggio sarà acqua dolce proveniente dalla rete Cipnes per l’irrigazione e, una volta trattata, verrà restituita al mare con concentrazioni saline compatibili.
Ulteriori approfondimenti sono stati introdotti su richiesta dell’ufficio tutela del paesaggio per i parchi di Colcò e del cimitero di Olbia, in particolare sulla gestione delle acque meteoriche e sull’irrigazione delle ampie aree verdi previste.
“Le osservazioni emerse nella procedura hanno consentito di migliorare ulteriormente il progetto”, conclude Simone Venturini. “Sono in corso le ultime analisi di campo sulla qualità delle acque di falda a Colcò e nell’area del cimitero e sui sedimenti di Pittulongu, dove verrà conferita parte delle sabbie per la ricostruzione del cordone dunale. Contiamo di consegnare entro gennaio gli esiti delle indagini e il progetto revisionato, così da arrivare entro la primavera all’espressione finale della commissione VIA”.
Nel frattempo il Comune ha già avviato l’adeguamento del progetto al nuovo codice degli appalti, con l’avvio dei calcoli strutturali necessari per il parere del genio civile sugli aspetti strutturali, esterni alla procedura VIA.
































