OLBIA. Sono passati appena due giorni dall’esclusione di tre calciatori dell’Olbia Calcio, tra cui il capitano, ma all’orizzonte non si intravede nulla di nuovo. Le cause o le motivazioni che hanno spinto la società ad accantonare La Rosa, Anelli e Santi rimangono avvolte nel mistero e liberano la fantasia dei tifosi desiderosi di avere chiarezza. È vero che queste notizie farebbero parte di quelle situazioni che esistono da sempre nelle squadre di calcio ma, visto che ormai si conoscono, perché non fare chiarezza?
I tre calciatori epurati, ieri mattina, martedì 19 novembre, si sono allenati separatamente al Geovillage sotto la guida di un preparatore atletico e, nel pomeriggio, hanno partecipato all’allenamento di gruppo sul campo sintetico di Loiri. Oggi, si era addirittura ipotizzato di assegnare loro uno spogliatoio a parte, ma dopo un breve conciliabolo è stato deciso di farli spogliare insieme al resto della squadra. Tuttavia, la domanda resta: fanno ancora parte della rosa?
Ma allora, visto che la notizia è di dominio pubblico perché non fare chiarezza una volta per tutte? È evidente che la società manca di una leadership chiara, di una figura capace di stabilire gerarchie funzionali e necessarie per chiunque ambisca a gestire una squadra di calcio.
Ma ritornando all’episodio di questi giorni – ormai c’è una novità alla settimana – alla società chiediamo di fare chiarezza su quanto accaduto. Tutto questo può sembrare pretestuoso e forse lo è, ma per fermare la ridda di voci che di volta in volta si alternano sull’Olbia Calcio, non sarebbe giusto spiegare – liberamente e senza costrizioni – che cosa accade? Tale trasparenza servirebbe non solo a placare le speculazioni, ma anche a calmare l’ira dei tifosi, restituendo un senso di ordine e coerenza a una situazione che appare sempre più confusa.
Passando al calcio giocato, non si può fare a meno di domandarsi: perché un allenatore, arrivato da pochi giorni, accetta di escludere – a cuor leggero e senza esitazione – il capitano della squadra, simbolo per i tifosi e modello di attaccamento alla maglia? Luca La Rosa non può certamente essere accusato di scarso impegno. Allora, quali sono i reali motivi della sua esclusione? Nel calcio, come nella vita, ci sono momenti in cui è necessario prendere decisioni cruciali. Queste possono rivelarsi giuste o sbagliate, ma nascono sempre da una causa scatenante che le giustifica. Questi dubbi, insieme a numerosi punti oscuri, alimentano la fantasia dei tifosi, la loro rabbia e le tensioni tra la città e una dirigenza che appare sempre impacciata e con le idee poco chiare.
Eppure, negli ultimi dieci anni, nessuno ha investito risorse finanziarie come hanno fatto gli attuali dirigenti. La città di Olbia, invece, desidera essere maggiormente coinvolta per recuperare il legame con una società che, nel corso degli anni, si è gradualmente allontanata. Il pubblico olbiese, infatti, è composto da diverse tipologie di sostenitori, tra cui fanno spicco i fedelissimi, che continuano a occupare gli spazi ormai sempre più vuoti del Nespoli, e i cosiddetti “leoni da tastiera”, che commentano e discutono online, spesso con argomentazioni valide e pertinenti. Tuttavia, queste opinioni avrebbero un impatto ben maggiore se tali sostenitori fossero presenti fisicamente sugli spalti, a ogni partita casalinga, e non si limitassero solo a commentare il risultato acquisito.
La chiarezza e il dialogo con tifosi e città non sono solo un segno di rispetto, ma un passo fondamentale per ricostruire un legame solido, ridare credibilità alla società e riportare entusiasmo sugli spalti, perché il calcio non vive solo di risultati, ma anche di passione condivisa.
































