Chissà perché, ma tutte le volte che Lucio Rispo, portavoce in Italia di Qatar Foundation Endowment parla dell’ospedale Mater Olbia mi viene in mente Mina, la cantante italiana più famosa nel mondo grazie anche alla sua celebre canzone “Parole, parole, parole”. Un brano di cui secondo me Lucio Rispo conosce bene musica e parole. Il manager si occupa da anni del Mater Olbia, l’ospedale per “eccellenza” la cui apertura è una lunga, sconcertante, inaccettabile sequela di rinvii.
Non si contano più gli interventi di Lucio Rispo, a volte persino rassicuranti, sempre puntuali nell’annunciare il procrastinare dell’inaugurazione del nosocomio: l’altro giorno a Cagliari, l’ennesima sceneggiata dinanzi ai capigruppo e ai membri del parlamentino della Commissione Sanità presieduto da Raimondo Perra.
“Il Mater Olbia aprirà entro il 2018, massimo nei primi mesi del 2019” hanno tuonato Lucio Rispo e Rocco Bellantone, preside della facoltà di medicina della Fondazione Gemelli. Ma intanto chiedono alla Giunta di approvare due delibere: una sulla rimodulazione dell’offerta assistenziale della rete ospedaliera sarda (il Mater Olbia avrà 242 posti letto anziché i tanti promessi in passato); l’altra la “deroga del tetto di spesa che permetta di sforare di 30 milioni di euro necessari per l’avvio del nascituro ospedale olbiese.
Insomma è una questione di soldi, altro che parole. Intanto lancio una sfida: io dico che il Mater Olbia aprirà soltanto quando arriveranno i soldi, cioè quando il governo (ma quale?), accrediterà almeno 30 milioni di euro sul conto della Regione Sardegna destinati al Mater Olbia.
Conoscendo la lentezza della burocrazia, c’è da preoccuprarsi. Infine chiedo una cortesia a Lucio Rispo a nome di numerosi sardi: faccia parlare un altro rappresentante del Qatar, le sue promesse non convincono più.
































