ROMA. Un calvario durato sei lunghi anni e oggi dopo una breve camera di consiglio la Corte d’Appello di Roma ha emesso un verdetto di assoluzione per non aver commesso il fatto nei confronti del giudice campano Vincenzo Cristiano e dell’imprenditore olbiese Manuel Spano.
Nel corso dell’udienza di stasera anche il procuratore generale, sposando sostanzialmente le tesi difensive, aveva chiesto la piena assoluzione degli imputati e per questo motivo il verdetto emesso oggi riabilita totalmente Spano e Cristiano.
La storia risale al dicembre del 2016 quando il giudice del tribunale di Tempio Vincenzo Cristiano fu accusato di corruzione in atti d’ufficio. Nella stessa indagine era rimasto coinvolto anche l’imprenditore Manuel Spano, colpevole, secondo l’accusa, di aver “ricompensato il giudice” con il prestito di un furgone e il regalo di un laptop per vicende giudiziarie precedenti.
Accuse del tutto inconsistenti come hanno dimostrato i legali di Vincenzo Cristiano, Giovanni Azzena e di Manuel Spano, Antonello Desini. “La soddisfazione è tanta – hanno commentato i difensori – ma rimane sul selciato la vita distrutta di queste due persone accusate ingiustamente di corruzione”.
































