
Siamo i genitori del ragazzo venticinquenne di cui parlate in cronaca odierna di Tempio. Volevamo chiedervi la cortesia di poter usufruire di un po’ del vostro spazio per ringraziare i vicini di casa e i due poliziotti in borghese che hanno risolto brillantemente la nostra drammatica situazione. E per ringraziare tutte le persone di buona volontà che in questi giorni ci stanno dando un supporto per noi indispensabile.
Poi vorremmo fare una puntualizzazione. Il ragazzo di cui parlate è stato fino a pochi mesi fa uno studente lavoratore che adorava i suoi genitori e la sua famiglia. Gli specialisti stanno ancora valutando se il suo gesto possa derivare dall’assunzione di sostanze (che qui nel territorio circolano in abbondanza) o da problemi di natura diversa.
Quel gesto non è stato un fulmine a ciel sereno. Abbiamo avuto nelle ultime settimane diverse avvisaglie e ci siamo rivolti a diverse istituzioni, che per un motivo o per l’altro, non ultimo il Covid, ci hanno totalmente ignorato.
Una ventina di giorni fa siamo riusciti, col suo consenso, ad ottenere che si facesse visitare in una struttura specialistica dove l’equipe del 118 lo ha accompagnato. Dopo due, dico due ore, noi genitori siamo stati contattati da una psichiatra di quella struttura dicendo che nostro figlio era in dimissione.
Ai nostri tentativi di spiegare i suoi sintomi ci ha minacciati di querela tramite avvocato perché mettevamo in dubbio le sue capacità professionali. Non facciamo il nome né della struttura, né del luminare in cui nostro figlio è incappato, così come anche voi avete rispettato la nostra privacy, ma vogliamo tramite voi e altri giornali a cui ci rivolgeremo segnalare queste problematiche per cui persone con problemi vengono bollate come delinquenti dal primo esperto di turno, desideroso solo di lavarsi le mani della vita di un ragazzo al quale questa esperienza dolorosa poteva essere evitata.
Genitori di Tempio