Ho conosciuto Diego Maradona a Città del Messico, durante il campionato del mondo vinto dall’Argentina grazie alla classe sopraffina del suo capitano e alla sua furbizia: segnò il gol decisivo all’Inghilterra ma a fine partita disse testualmente “niente fallo, è stata la mano de Dios”.
L’ho intervistato a Napoli, dopo la partita di coppa Italia Napoli-Cagliari grazie a Marino, direttore sportivo della società napoletana. Stavo cenando in un ristorante con Gigi Riva, quando entrò il Napoli tutti i presenti cercarono Maradona, che invece da lontano studiava Riva.
Fu un attimo, chiesi a Marino se mi aiutava a convincere Maradona a farsi intervistare con Gigi Riva. Dopo venti secondi Marino mi fece felice: i due campioni erano d’accordo per una intervista in esclusiva per Videolina.
Li trattenni più di cinque minuti, risposero a tutte le domande anche quelli più fastidiose. Videolina fece uno scoop straordinario, con un seguito di ascolti eccezionale.
Non ho visto più Maradona di persona, l’ho seguito professionalmente, mi sono interessato sempre alla sua vita sregolata e ai suoi gol frutto di giocate inimitabili. Tante volte mi hanno chiesto in tv chi era più bravo tra Maradona e Pelé, ho sempre risposto così: due campioni assoluti, di pari capacità in campo, però Diego lontano dal rettangolo di gioco ne ha combinate tantissime.
Io, come tanti altri amanti del bel calcio, preferisco ricordare il mitico Diego in pantaloncini corti e con la maglia del Napoli o della sua Argentina. E, soprattutto, quella serata speciale a Cagliari con Gigi Riva. Chissà se Videolina ha ancora nel suo archivio quello scoop.
































