Air Italy annuncia che non vi sono i presupposti per mantenere i livelli occupazionali e che non intende contribuire, per quanto di sua competenza, alla proroga degli ammortizzatori sociali in scadenza il 30 giugno. Questo è emerso dall’incontro svoltosi in videoconferenza tra Air Italy, rappresentata dal dott. Cuccuini, e le organizzazioni sindacali e associazioni piloti.
L’azienda ha inoltre confermato che le manifestazioni d’interesse presentate non hanno avuto nessun esito e che alcune non sono neanche mai iniziate. La protesta va quindi avanti: è stato richiesto un incontro urgente al Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e nei prossimi giorni tutti i lavoratori saranno chiamati a manifestare a Roma.
L’UGL Trasporto Aereo ha richiesto all’azienda, per i prossimi incontri, di far presenziare oltre ai liquidatori anche un rappresentante del MISE in modo che fin da subito si attivino tutti gli enti competenti ed insieme si costruisca il percorso che porti alla proroga della cassa integrazione.
A fronte delle richieste avanzate l’azienda ha replicato che non è intenzione della proprietà andare oltre il 30 giugno per il licenziamento collettivo dichiarando che esaurite le attività di restituzione degli ultimi aeromobili richiederà la cancellazione del COA. Ha inoltre dichiarato che secondo le loro valutazioni non sussistono le condizioni per accedere ad una CIGD in quanto “strumento “ concesso a quelle aziende che hanno subito una perdita di attività causa covid.
“Ovviamente tutto il tavolo si è opposto a questa tesi aziendale – scrive in una nota l’UGL -. Il tavolo è stato aggiornato a strettissimo giro in presenza, speriamo dei liquidatori e del rappresentante del Mise come da noi richiesto. La strada è lunga ed il percorso ancora tutto da costruire”.
“Riteniamo inammissibile – scrive in una nota Marco Bardini, segretario regionale ANPAV – che 1350 famiglie vengano private del sostegno al reddito messo a disposizione dallo Stato italiano, a causa di tale inammissibile chiusura da parte di chi ha cagionato uno dei più grossi disastri industriali del nostro Paese. Lo sforzo aziendale richiesto è infatti una goccia rispetto al mare di danni provocati dalla pessima gestione Qatar che ha portato alla chiusura della seconda compagnia aerea italiana”.
































