Buonasera alla redazione di Olbianova. Vi scrivo per segnalare quanto accaduto la notte di Capodanno a Olbia, in una situazione che ritengo meriti attenzione.
Io e alcune amiche, intorno alle 0:30, abbiamo deciso di andare via dal concerto e ci siamo dirette, insieme a centinaia di altre persone, verso la navetta che avrebbe dovuto riportarci all’Auchan. Scendendo le scale che dal molo portano a via Isola di mezzo, una mia amica è caduta e si è fatta male a una gamba. Considerata la dinamica e il dolore, alle 0:45 ho chiamato il 118. Mi è stato detto che l’ambulanza sarebbe arrivata in cinque minuti.
Alle 0:59, non vedendo arrivare nessuno, ho richiamato. Mi è stato risposto, in modo poco gentile, che dovevo aspettare. Nel frattempo diverse persone si sono fermate per prestare aiuto: alcuni cercavano di ripararla con l’ombrello dalla pioggia molto forte, altri provavano a confortarla mentre lei urlava dal dolore. Anche alcuni addetti della guardia costiera, presenti sul posto, hanno chiamato più volte per sollecitare l’intervento.
Verso l’1:20 è arrivata un’ambulanza, ma per un’altra persona. Alle mie richieste di soccorso mi è stato riferito che non si trattava di un mezzo del 118, ma di un servizio in supporto allo spettacolo e che anche loro avrebbero provato a contattare il 118 per essere autorizzati a intervenire.
L’ambulanza per la mia amica è arrivata all’1:31, dopo ulteriori chiamate al 118 e dopo che un signore della guardia costiera ha contattato le autorità competenti per capire dove fosse il mezzo in arrivo. Ci è stato risposto che l’ambulanza era in via Nanni. A quanto ci è stato riferito, le ambulanze presenti per il concerto non potevano essere utilizzate.
Nella caduta, la mia amica ha riportato una brutta distorsione alla caviglia e lacerazioni alle ginocchia: è letteralmente volata in avanti, atterrando sulle ginocchia. Come ho precisato anche al 118, la signora soffre di varie patologie, tra cui una cardiaca, ed è portatrice di pacemaker. In quella situazione di dolore e disagio, il dispositivo continuava a darle scariche per regolare un battito alterato dalla situazione.
All’arrivo dell’ambulanza del soccorso sardo, la mia amica è stata immobilizzata solo alla caviglia e poi trasportata in ospedale dopo aver passato circa 50 minuti a terra, tra pozzanghere e pioggia battente, con un dolore molto forte.
La vicenda, per fortuna, si è risolta con una “semplice” distorsione, ma mi chiedo dove fossero le vie di fuga e quali fossero le condizioni operative dei soccorsi, visto che un’ambulanza ha impiegato più di 40 minuti per arrivare. Se invece della distorsione ci fosse stato qualcosa di più grave, cosa sarebbe successo?
Preciso inoltre che non ci trovavamo sul molo, quindi non eravamo circondate da migliaia di persone, dove l’accesso sarebbe stato sicuramente più complicato. Eravamo in un punto tranquillo, dove le auto dei residenti e della guardia costiera transitavano liberamente.
































