“Leggo oggi su L’Unione Sarda che il sindaco di Olbia Settimo Nizzi pretende le mie scuse e dice testualmente: «Anche i giornalisti presenti hanno avuto modo di verificare la profonda mancanza di rispetto e il modo con cui sono state poste domande senza conoscere gli argomenti. Non ho intenzione, finché sarò sindaco e presidente della Provincia (siamo censurati anche dalla Pronvicia?, ndr), di parlare con chi ha questo atteggiamento. L’unica possibilità è che questa persona chieda scusa».
Detto così sembrerebbe che io abbia mancato di rispetto al primo cittadino per aver formulato alcune domande su promesse elettorali annunciate e non realizzate. In realtà, come sanno bene i colleghi presenti al tavolo della conferenza di fine anno, durante quello scambio è stato proprio il sindaco a rivolgersi a me con queste parole: “Stronzo” (due volte), “Sei tu uno schizzo”. Io ho sorvolato.
Ho sbagliato in una cosa e di questo chiedo scusa ai lettori: in quel momento ho dato del tu al sindaco. Non è corretto sul piano deontologico. Non lo avevo mai fatto, ma quel giorno è andata così e me ne assumo la responsabilità.
Detto questo, credo che il punto non sia la mia persona. Il punto è il rapporto con le domande, con il contraddittorio, con la possibilità per un giornalista di chiedere conto di ciò che è stato promesso e poi non è stato fatto. Anche incalzando l’interlocutore. Quando un amministratore mette per iscritto impegni e obiettivi e poi quei passaggi non arrivano, è normale che qualcuno chieda spiegazioni. Non è mancanza di rispetto: è lavoro, ed è anche un servizio a chi ascolta e a chi legge.
Onestamente penso che, al contrario, sia proprio Settimo Nizzi a dover chiedere scusa. Non a me per le offese, non mi interessa, anche se negli anni mi è capitato di essere oggetto di suoi commenti pubblici sul mio aspetto fisico: mi definisce “grasso”, evidenziando un razzismo strisciante per le persone con difetti fisici. Quello che conta, semmai, è un’altra cosa: le scuse dovrebbero essere rivolte agli elettori, a chi ha creduto in un programma e in alcune promesse precise mai realizzate.
Perché non chiedere scusa per i tempi dilatati del piano antialluvione? Perché non spiegare fino in fondo la scelta di cancellare i tre parcheggi silos? Perché l’Università annunciata in centro continua a restare in aeroporto? E potrei continuare con altri esempi perché le cose scritte nel programma e mai realizzate in due legislature sono molte.
Si può prendere un voto alto per ciò che si realizza. Ma non si può pretendere un “dieci e lode” anche per ciò che non si è fatto. Questo non è un attacco personale e non è una polemica: è un ragionamento semplice, che riguarda la credibilità di un amministratore e il rispetto dovuto ai cittadini. Il “suo modello”, Trump, è stato eletto anche per il muro con il Messico e una volta presidente non è che ha fatto finta di nulla: lo ha proprio fatto quel muro.
Da parte mia, continuo a pensare che un sindaco non debba temere le domande, anche quando sono scomode, anche quando toccano promesse mancate. Se si decide di interrompere i rapporti con un cronista per una domanda, il messaggio che passa non è buono perché si tratta di una censura, o almeno un tentativo di selezionare le sole domande accettabili.
E se davvero, come si dice, ci fosse in prospettiva un’idea di candidatura a presidente della Regione la questione diventa ancora più seria. Chi aspira a rappresentare un territorio non può considerare la stampa un nemico e non può usare le scuse come condizione per parlare. Un presidente che “sceglie” i cronisti e mette paletti al contraddittorio, io non lo voterei. Non da giornalista, da cittadino”.
































