Olbia 27 gennaio 2026 – Le conclusioni dei consulenti della Procura di Tempio sul maxi incendio che, a fine aprile dello scorso anno, ha devastato il cantiere Nautica Acqua a Olbia sono state depositate nelle ultime ore. Gli elementi tecnici, secondo quanto emerso, indicherebbero presunte carenze nei sistemi antincendio del capannone.
All’interno del cantiere, devastato dalle fiamme, si trovavano decine di imbarcazioni. Gli accertamenti tecnici, attribuiti agli ingegneri Antonio Angelo Porcu e Federico Sommella, si sarebbero concentrati sulle condizioni dell’impiantistica e sulle misure di sicurezza presenti al momento dell’incendio. Tra i punti che avrebbero avuto un peso nella valutazione finale figurerebbero l’assenza dell’autorizzazione antincendio, la non piena funzionalità dell’impianto idrico e la mancanza di sistemi automatici di rilevazione e spegnimento. Aspetti che, sempre secondo quanto emerso, avrebbero inciso sulla capacità di contenere l’avanzata delle fiamme nelle fasi iniziali.
La vicenda risale alla fine di aprile 2025. L’incendio si è sviluppato all’interno della struttura, in un’area dove erano presenti imbarcazioni in rimessaggio e in lavorazione. L’innesco, in base alle ipotesi circolate, avrebbe potuto essere legato a un malfunzionamento elettrico o a un corto circuito, ma la dinamica sarebbe stata ricostruita soprattutto attraverso rilievi e riscontri tecnici, vista l’assenza di immagini utili a documentare in modo continuo le fasi dell’evento.
Il cantiere, composto da due capannoni, sarebbe stato rapidamente avvolto dalle fiamme. I dipendenti sarebbero riusciti a mettersi in salvo e non risultavano feriti. Sul posto sarebbero intervenute più squadre dei Vigili del fuoco, con rinforzi e mezzi speciali, per circoscrivere l’incendio ed evitare un’ulteriore propagazione nella zona industriale. Nelle ore più critiche, secondo le ricostruzioni, sarebbero stati impiegati anche strumenti dedicati agli scenari complessi, mentre le operazioni sarebbero andate avanti a lungo tra spegnimento e messa in sicurezza.
L’inchiesta risulterebbe a carico di cinque persone. Tra i difensori indicati compaiono gli avvocati Stefano Oggiano, Sebastiano Giaquinto, Giuseppe Farris, Giampaolo Murrighile, Alberto Berardi e Marco Petitta. La consulenza depositata costituirebbe ora un passaggio centrale per le valutazioni della Procura e per l’eventuale prosecuzione degli accertamenti, anche in relazione alle responsabilità collegate alla gestione della sicurezza e agli adempimenti previsti.
































